BOLZANO. Esce da Zara camminando veloce: «Mangio qualcosa e poi rientro». Eccola, la commessa-simbolo che spacca in due il commercio bolzanino. Scusi, com'è lavorare la domenica? «Scusi lei: com'è non lavorare? Io non sono bolzanina ma ci abito, con me da Zara ne lavorano forse due o tre di qui e mi dicono: a Bolzano metà lavora in Comune e metà in Provincia, gli altri hanno negozi o ci lavorano da trent'anni, è giusto che pensino a passare la domenica coi figli. Ma noi siamo giovani e i giovani cercano il lavoro non il riposo. Da Zara ci assumono, gli altri invece parlano solamente».

È il nuovo mondo. Quello degli acquisti online, dei cataloghi virtuali, delle ordinazioni su Amazon che stanno impiccando il piccolo commercio con la testa girata verso il passato. Il giorno libero? Magari il martedì, fa lo stesso. Per questo Bolzano esce da questo lungo mese di weekend sincopati, tra feste divine e profane, con gli uffici sempre chiusi, divisa in tre. Da una parte c'è il sindaco Spagnolli che dice: «So che sta cambiando tutto. Ma, se posso, cercherò di difendere il nostro modello virtuoso: la domenica vorrei che la maggioranza delle persone potesse andarsene in giro per il territorio invece che nei centri commerciali».

Ma la globalizzazione... «Non si ferma. E infatti noi viviamo già dentro un modello misto. Ma quello tradizionale mi convince di più». Poi c'è un imprenditore come Giovanni Podini, che sta in mezzo, lui e il suo Twenty primo esempio concreto di megastore morbido, sociologicamente non invasivo: «La domenica o il sabato aperti è una conquista della gente comune. È giusto che il commercio diventi servizio e non sia schiavo di orari-tagliola per chi lavora, dove i negozi chiudono quando la clientela esce o non va in ufficio. Terrei comunque a marcare la differenza tra le domeniche normali e le feste significative, come il Primo maggio o il Natale. In questi casi è giusto fare un passo indietro». Ma il lavoro che non c'è? Il Primo maggio si stava a casa quando di lavoro ce ne era tanto, oggi si dovrebbe festeggiare magari lavorando... «Conosco l'obiezione: se si tiene aperto si favorisce l'occupazione. Ma io dico un'altra cosa: se si apre si assumono dieci persone in più ma se si sburocratizza se ne assumerebbero mille in più. E invece la macchina degli uffici comunali o provinciali sembra faccia di tutto per frenare il lavoro. Quaranta passaggi per un permesso...».

Tra chi spinge per la settimana dentro ritmi antichi, chi la vorrebbe elastica ma non con ogni giorno uguale all'altro ci sono i protagonisti della rivoluzione. «Da noi, a Zara, - racconta un’altra commessa - ci sono tantissimi ragazzi che vengono da fuori. So che anche da H&M sono soprattutto meridionali. Ma anche i bolzanini che lavorano con noi hanno fatto carte false per un impiego. Magari a tempo determinato. Non so voi, ma per me è normale che la festa i negozi aprano. Se vado a Milano o a Verona è così e immagino che la gente ci si abitui».

Ma la domenica in famiglia? «Mi perdoni, ma a venti o trent'anni la famiglia sono gli amici. Ci si vede la sera, si va al pub. E se non si va in piscina la domenica, ci andiamo di lunedì. La questione decisiva è che io ho cercato a lungo lavoro a Bolzano ma poi l'ho trovato solo da Zara. Perchè qui assumono, anche se a tempo determinato. E non una persona ma dieci, trenta alla volta. Mi pagano. Quando avrò dei figli penserò alle vacanze. E a messa ci vado nell'intervallo o a quella della sera».

Uno dei suoi amici lavora in un ristorante. Ecco l'altro punto di frizione. La battaglia per i commessi con la domenica libera come si concilia con la domenica invece sempre occupata di un'infinità di altre categorie, dai baristi ai camerieri, dagli addetti ai trasporti a quelli della montagna? Serie A o serie B, anche sindacalmente? «È un argomento decisivo. Sulle feste va fatto un ragionamento complessivo. Per questo l'ideale sarebbe farne almeno 25, 30 all'anno. Magari per tutti e il resto a turno».

E il sindaco Spagnolli: «Giusto - conclude il primo cittadino - ma se teniamo chiusi i negozi limitiamo almeno numericamente la quantità di persone che non può usufruire di un modello sicuramente virtuoso».

Mentre ci si confronta sulla sostenibilità del nostro modello alpino, il mondo bussa alla porta. I negozi intorno a Zara o a H&M una volta si chiedevano se tenere aperto il sabato o no, ora il dilemma è intorno alla domenica e alle aperture nei festivi, dalla Pasqua al primo maggio. E il titolare di uno di questi, in via Museo, sèpiega allargando le braccia: «Ma chi ha venduto o affittato gli spazi alle catene a peso d'oro? Le stesse famiglie commerciali bolzanine che ora protestano per gli orari allungati. Vorrebbero la botte piena e la moglie ubriaca..».

Così, tra spallate globali e rimbrotti curiali, Bolzano sta cercando la sua via alla convivenza commerciale.

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