BOLZANO. Il caos del Mercatino è uno scalpo da sacrificare sull’altare dell’indotto. I turisti portano soldi che entrano immediatamente in circolo nell’organismo altoatesino come fossero adrenalina. In che termini è quantificabile, però, questo beneficio? Impossibile avere dati certi ad iniziativa in pieno svolgimento quindi il polso lo si tasta infilandosi nelle reception degli alberghi, nella sale dei ristoranti e alle casse dei negozi. Non tutti, si scopre, sono così convinti.

«Il Mercatino tiene bene - le parole di Francesco D’Onofrio, gestore dell’hotel Città - e mi sembra che stia lentamente allargando il proprio bacino di riferimento alle regioni del sud Italia, ma anche a Svizzera, Germania e Austria. Curioso che i creatori di queste manifestazioni vengano qui». I primi dubbi affiorano con Edoardo Adorno della famiglia che gestisce l’”Hostaria Argentieri”. «Se l’anno scorso facevamo 60-70 coperti a pranzo quest’anno siamo scesi a 30-40. Si lavora moltissimo nel fine settimana, anche se in un orario molto concentrato, mentre durante gli altri giorni il movimento non è così soddisfacente».

All’angolo tra piazza Walther e via della Mostra c’è “Dev”: abbigliamento di alto livello. «Il nostro negozio non rientra nel target di chi visita il Mercatino – le parole della dipendente Rita Nannarone - quindi non registriamo particolari impennate o benefici. Paradossalmente lavoriamo più durante la settimana quando c’è meno confusione». «Gente ne viene tanta - ammette senza tanti fronzoli Anna Ragno della catena “Mango” - ma sono davvero pochi quelli che escono acquistando qualcosa. I bolzanini, in ogni caso, il sabato e la domenica spariscono letteralmente». La conferma arriva dalla graziosa titolare di un piccolo negozio di via della Mostra: «Grande movimento, tutti turisti italiani, ma onestamente non si registrano incassi da capogiro come ci si potrebbe immaginare».

Più articolata la riflessione di Franco Lorenzi dell’omonima coltelleria. «Non dobbiamo lamentarci perchè se centinaia di migliaia di turisti lasciano anche solo 5 euro si tratta di tanti soldi immessi nel circuito locale. È vero che non esiste più il turismo d’èlite, ma ogni singola presenza è preziosa». «Non solo non aiuta - il commento tranchant di Ennio Casciaro della galleria “Goethe” - ma ci penalizza perchè molti clienti non vengono più per evitare la confusione. Mi spiace per gli organizzatori che sono davvero bravi».

Chiusura con Dado Duzzi, presidente dell’Azienda di Soggiorno: «Alberghi e ristoranti hanno lavorato tantissimo, indiscutibile. Le catene è normale non attirino perchè il turista non viene per acquistare nei negozi che trova anche a casa. Ogni visitatore può spendere tra i 20 e i 2.000 euro, ma l’indotto non è in discussione».

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