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BOLZANO. Gli Alpini amano la bisboccia. Amano far festa. E per potersela godere due giorni sono capaci senza batter ciglio di sciropparsi centinaia e centinaia di chilometri in auto, in bus, in camper, in autostop e addirittura in bici. In bici da Bolzano, per chi non lo avesse capito. Però, se c’è da essere seri sono i primi a schierarsi, a indignarsi, a raccontare senza peli sulla lingua. E le penne nere bolzanine non fanno eccezione.
Perché già il viaggio verso l’adunata nazionale degli alpini è stata un festa e già ieri pomeriggio in tantissimi avevano raggiunto la meta. Vino rosso a fiumi, brindisi, grigliate, goliardia. Epperò, ci hanno tenuto a raccontare all’Alto Adige cosa vedevano, laggiù: più gru che persone, case in rovina, crepe ovunque, macerie, un centro storico che nonostante la festa ha tutta l’aria di essere una città fantasma.
Sandro Repetto - referente comunale per le questioni alpine, e che fra il resto all’adunata ha ricevuto l’incarico di rappresentare Bolzano, visto che il sindaco Spagnolli non scenderà all’Aquila perché in questi giorni è in tutt’altre faccende affaccendato - racconta che ieri sulle autostrade percorse, tutte nessuna esclusa, era un continuo pullulare di alpini. Repetto, assieme all’Ana di Oltrisarco, 50 in bus, ha dovuto saltare addirittura degli autogrill: non c’era posto per fermarsi a mangiare qualcosina. Tutti a bivaccare, magnare e bere. Aree di servizio tutte full.
In tutto, a parere del presidente provinciale dell’Ana, Ferdinando Scafariello, gli altoatesini saranno almeno un 450. Tutt’altro che pochi, visto il viaggione di quest’anno. In tutto, si supereranno i trecentomila. Non tutti saranno ospitati nella città del terremoto di sei anni fa, molti staranno al mare, a qualche decina di chilometri. Ma domani, tutti all’Aquila: a sentire cori, fanfare - compresa quella di Gries - e a visitar la città. Per potere, al ritorno, raccontare come stanno le cose. «Siamo in trecentomila, solo parlandone a casa, informando le nostre famiglie al ritorno, raggiungeremo un milione e duecentomila persone. Si deve sapere, come stanno le cose. E non è mica come ci hanno raccontato politica e tv». A precisarlo è uno dei tanti alpini bolzanini sentiti ieri.
Ma gli alpini hanno tenuto gli occhi aperti anche durante il viaggio. Come per esempio il mitico Carlo Calligione, due giorni di autostop da Bolzano all’Aquila. Qualche problema da Mantova a Modena - non lo tirava su nessuno - ma poi è andata via liscia. Gente simpatica e disponibile, tutti a farsi la foto con l’alpino autostoppista. «Da un certo punto in poi - racconta però - a caricarmi sono stati tanti disoccupati».
Gli alpini del Gruppo Gries sono scesi in camper, viaggio in notturna con guida a turni, sosta nelle Marche, nemmeno da raccontare la mangiata. È nuvoloso ma non piove, speriamo bene. Ieri pomeriggio l’arrivo e l’attendamento a Paganica. Sempre ieri sono arrivati a L’Aquila il Gruppo Centro e il Gruppo Piani. Le penne nere di Oltrisarco sono attendate in due mega strutture al centro sportivo del rugby: in due tende, 980 alpini in branda. Quando, durante un giro in centro, si sono trovati davanti la Casa dello Studente, gli è venuta la pelle d’oca. Il pragmatismo alpino è diverso dalle chiacchiere della politica. Loro, lì, si sarebbero solo rimboccati le maniche. Quanto meno, oggi e domani porteranno un po’ del loro sano buon umore, che certo non guasterà.






