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BRESSANONE. Si potrebbe dire che l’unica cosa che sicuramente sale in verticale (senza k) e si potrebbe quantificare con precisione, è il numero delle critiche. Torna nell’occhio del ciclone la palestra di roccia Vertikale, realizzata da pochi mesi a Bressanone e che a quanto pare è la versione verticale (appunto) e locale del triangolo delle Bermude: chi ci entra scompare, non si può quantificare... Il succo del discorso, economico, lo spreme il consigliere comunale Antonio Bova (Fli), che prendendo spunto dalle polemiche sollevate alcune settimane fa dal collega Massimo Bessone (Lega Nord), ha interrogato il sindaco Albert Pürgstaller per sapere l'esatto numero di utenti della palestra Vertikale.
«La risposta - dice ora Bova -, redatta in maniera molto riassuntiva, dice che nei cinque mesi di apertura della struttura, gli ingressi sono stati 14.622, vale a dire, facendo il conto della serva, una media di circa 97 utenti giornalieri. Che sia vero o no, vorrei capire allora perchè, alla domanda su quanto ha incassato finora la struttura, l'assessore Claudio Del Piero risponde solo “che fino a oggi le entrate sono da ricondurre in primo luogo ad abbonamenti annuali o semestrali e pertanto al momento non sono disponibili dati con valenza statistica sulla media delle entrate”».
Qualcosa non torna, sostiene il consigliere di Fli.
«In pratica - ancora Bova - mi rispondono che gli utenti sono stati un numero altissimo, perchè quasi 100 al giorno sono tanti, ma poi non si sa quanto si è incassato perché a frequentare la palestra sono in prevalenza abbonati, utenti abituali, mettendo le mani avanti su un incasso che oggettivamente potrebbe non rispettare il numero delle entrate. Quel che però è ancora più assurdo - rimarca Bova - è che nè il Comune nè l’Avs che gestisce la struttura hanno saputo dirmi il numero degli abbonati».
L’ultima considerazione, il consigliere di opposizione la fa guardando indietro, ovvero al fatto che non è stato redatto nessun business plan per la struttura e solo in sede di progettazione è stata redatta una valutazione con una semplice “previsione di redditività di massima”. «Quindi - conclude Bova - si sono spesi più di 3 milioni e mezzo di euro, soltanto con una semplice valutazione degli utili».
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