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BOLZANO. Il 23 ottobre 2018 compie 100 anni Bruno Bertoldi, bolzanino, unico testimone ancora in vita dell’eccidio di Cefalonia, nel quale persero la vita oltre 8.000 soldati italiani dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 per mano dell’esercito del Reich. Nato nel 1918 e cresciuto a Carzano (Trento) in quello che all’epoca era Tirolo austriaco, Bertoldi fu arruolato nel 1937 a Bolzano come comandante dell’autodrappello della divisione Acqui. Sbarcato prima in Albania e poi militare di stanza a Cefalonia, sopravvisse miracolosamente all’eccidio. Il militare austriaco chiamato a fucilarlo era infatti un optante sudtirolese che già in un’occasione gli aveva risparmiato la vita e che anche in quell’occasione gli consentì di scappare. Rifugiatosi presso una famiglia greca, al termine della strage Bertoldi si consegnò alla Wehrmacht per evitare rappresaglie sul villaggio nel quale si era nascosto. Rifiutandosi di arruolarsi nell'esercito tedesco, fu caricato su un treno diretto in Polonia con destinazione finale Minsk in Ucraina. Qui lavorò per sei mesi come meccanico prima di essere consegnato all’Armata Rossa dai partigiani. Nell’ottobre del 1945, finalmente, la libertà. Bertoldi venne caricato nuovamente su un treno che lo trasportò per 17.000 chilometri fino a Vienna e da lì in Valsugana, dove riabbracciò la madre.


