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BRESSANONE. Primi lavori socialmente utili per i profughi ospiti della casa “Miriam” di Bressanone, arrivati nella nostra città da oltre un mese. In occasione del trasloco della Casa della Solidarietà di via Vintler nella nuova struttura adiacente della Casa Jakob Steiner, gli operatori sono stati aiutati in modo del tutto volontario proprio dai profughi.
Si tratta di 12 persone, tutti uomini, provenienti da Gambia e Nigeria, che non si sono tirati indietro davanti alla richiesta di un aiuto da parte dei ragazza della Cds. “Al momento i profughi che sono arrivati il 20 novembre scorso sono domiciliati nella casa Miriam e sono impegnati quasi tutto il giorno – spiega Veronica Fratelli, una delle due operatrici della casa – Stanno facendo corsi di lingua in modo molto intensivo, con un corso di italiano che ha in programma incontri tre volte alla settimana, mentre negli altri giorni si occupano di studiare la lingua tedesca. Per quello che concerne le attività lavorative, invece, va sottolineato che queste persone non possono ancora ufficialmente dedicarsi a una professione, non avendo un permesso di soggiorno vero e proprio”.
Gli aiuti dati ai ragazzi della Casa della Solidarietà per il trasloco sono emersi in occasione di una riunione con la stessa Cds, una sorta di collaborazione a costo zero che aiuterà senza dubbio i nuovi arrivati ad integrarsi meglio nella società brissinese e, perché no, ad avere forse anche un futuro nelle attività curate e promosse dalla stessa Cds.
Alla casa “Miriam”, gestita dalle operatrici che fanno riferimento alla Caritas, si augurano che presto il Comune della città vescovile possa coinvolgere ancora di più queste persone in diverse attività lavorative e di collaborazione, come per esempio la pulizia delle strade dalla neve (se e quando la neve arriverà), oppure lavori di giardinaggio o comunque che siano un beneficio per l'intera collettività.
Cosa, questa, che sta già funzionando bene nella vicina Vipiteno, dove, per esempio, i profughi ospitati hanno cominciato da qualche settimana a svolgere le loro prime mansioni da lavoratori volontari, sebbene in un numero molto ridotto. In particolare, sono quattro le persone che hanno cominciato a collaborare con gli impiegati del Comune nell'ambito della scuola. In particolare, si tratta attualmente dell’istituto secondario di primo grado in lingua tedesca, al cui interno i profughi aiutano a preparare e sistemare delle attrezzature.
Nella cittadina vescovile potrebbe dunque essere utilizzata una formula simile, anche perché la voglia di lavorare non sembra proprio mancare fra i profughi arrivati a Bressanone. “Abbiamo bisogno di un accordo con il comune – ribadisce l'operatrice di Casa Miriam – Fino a quando però non avranno un regolare permesso di soggiorno, la legge non permette loro di lavorare. Come dice la legge, infatti, devono passare almeno due mesi per avere questi determinati requisiti e cominciare a lavorare”.
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