BOLZANO. «Sia fatta in tutto la volontà del Signore». Scriveva così il vescovo Karl Golser il 28 luglio 2009, morto la notte di Natale, firmando il proprio testamento spirituale. Pochi mesi prima, l’8 marzo, era stato consacrato vescovo, dopo la nomina giunta il 5 dicembre 2008. Non c’era ancora la malattia, la grave forma di Parkinson, che lo costrinse a lasciare l’incarico il 5 aprile 2011. Dopo i commossi funerali di venerdì scorso, è stato reso pubblico sul settimanale «il Segno» il testamento spirituale di monsignor Golser. Questo il testo integrale, pieno di umiltà.

«La mia vita è nelle mani di Dio. Non mi faccio problemi se mi resta ancora tanto o poco da vivere. Sia fatta in tutto la volontà del Signore. Guardando alla mia vita, desidero in primo luogo ringraziare Dio uno e trino, che mi ha donato vita e salute, tanti talenti che sicuramente ho messo a frutto solo in parte. Desidero soprattutto ringraziarlo per avermi dato, fin dall’infanzia, una profonda fede in Dio, un rapporto personale con Cristo, che mi ha permesso di riconoscere la vocazione al sacerdozio e di rispondere a questa chiamata con il mio “sì”. Con la grazia di Dio non ho mai messo in discussione questa mia scelta di vita, anche se ho avuto momenti di crisi e di dubbio. Ora, come vescovo, ho scelto come motto per il mio ministero episcopale “Cristo nostra pace”. Gesù Cristo è per me la pace, la redenzione e la salvezza, che egli ha ottenuto anche per me con la sua morte in croce e con la sua risurrezione. Egli è per me la vita e ho cercato sempre più, che non fossi io a vivere, ma fosse lui a vivere in me. Ho cercato anche di annunciare Cristo crocifisso e risorto attraverso il mio servizio sacerdotale e ora, attraverso quello episcopale, affinché la Chiesa come suo corpo potesse essere edificata nella nostra terra, così come – per quanto mi è stato possibile – anche oltre i nostri confini territoriali. In questo senso ho inteso anche il mio servizio come sacerdote e come teologo moralista, affinché gli uomini potessero vivere nella fede in Gesù Cristo, cosicché la loro vita potesse raggiungere il traguardo, a cui tutti sono chiamati, ossia prendere parte alla gloria del Signore risorto e attraverso di lui entrare nella pienezza della vita in Dio uno e trino.

Sono consapevole di aver adempiuto solo in parte a questi obiettivi di vita, di aver spesso cercato il riconoscimento personale e di non aver annunciato il Signore Gesù Cristo. Soprattutto mi sono impegnato troppo poco nel mettere Cristo sulla mia bocca nei miei contatti quotidiani con le persone, così da poter dare loro un aiuto nella fede in Cristo.

Se Cristo è la nostra pace – e questo è il motto per il quale mi sono impegnato – allora mi sono speso troppo poco anche nel cercare di costruire la pace e rapporti di fiducia reciproca, innanzitutto all’interno della comunità dei nostri sacerdoti, ma poi anche tra persone di diverse lingue e culture. Mi sono sforzato di trasmettere argomenti e conoscenze di base, ma troppo spesso e troppo in fretta ho smesso di confutare i pregiudizi, senza così costruire veramente una base per la convivenza. Sono consapevole di aver mostrato troppa poca leadership, per arrivare a realizzare ciò di cui ero intimamente convinto. Chiedo perdono se ho deluso delle persone per non averle sostenute abbastanza, se non le ho aiutate, come avrei potuto fare, se ho ferito delle persone e ho fatto loro dei torti, e affido tutto alla misericordia del nostro Dio e Salvatore. Desidero chiedere perdono soprattutto ai sacerdoti, se non li ho sostenuti a sufficienza nell’affrontare le sfide che la vita moderna pone loro davanti, se nei loro confronti sono stato troppo poco un padre spirituale, se mi sono impegnato troppo poco per risvegliare nuove vocazioni alla vita consacrata. In tutto, però, sono stato sostenuto dalla fede, che non siamo noi a costruire la Chiesa, ma è Gesù Cristo stesso. Al termine della mia vita, chiedo anche perdono per aver pregato troppo poco, per aver curato troppo poco la mia vita spirituale. Ho, infatti, annunciato Cristo, ma ho vissuto con troppa poca consapevolezza con lui e per lui e con il Dio uno e trino.

Fino ad oggi sono stato riempito di grazie. Per questo non desidero smettere di ringraziare e di chiedere a tutti di ringraziare Dio per la sua grazia e la sua misericordia».

Karl Golser

Bolzano, 28 luglio 2009