BOLZANO. In via Argentieri è scoppiata la guerra dei tavolini. Da quest'estate una raffica di multe da 140 euro, ma solo se pagate entro i canonici cinque giorni. Chi ne ha prese quattro, chi una, chi tre, chi due. C'è chi mugugna, chi paga facendo spallucce perché può permetterselo, chi non vuole pagare finché anche il bar di fronte con tavolini e vasi di piante non riceverà multe, perché finora lì non è successo.

Le sanzioni vengono irrogate agli esercenti se non si adeguano al regolamento municipale sull'occupazione suolo pubblico: tavolini e sedie via dalle sede stradale dall'orario serale di chiusura fino alle 10.30 del mattino successivo. Facile da dire, difficile, per taluni quasi impossibile, da mettere in pratica.

Ora si sta predisponendo una lettera in nove punti che verrà sottoscritta dagli esercenti, poi sottoposta ai legali di Hgv e infine spedita al Comune. E se il municipio farà orecchie da mercante, si pensa già ad una azione eclatante: un giorno di sciopero con le serrande abbassate. Protagonisti sette fra bar e ristoranti della via. Perché non si comprendono le rigidità della burocrazia.

Il problema

Si dice il peccato, non il peccatore. C'è chi, dotato di tavolini e sedie pieghevoli, alla sera toglie tutto.

Ma ci vuole tempo, personale, fra apri e chiudi gli arredi del ristorante col tempo si usurano. E poi, c'è chi fuori tiene un venti tavolini e quasi un centinaio di sedie. Un lavoraccio. C'è chi ha trovato l'escamotage di non trasferire gli arredi all'interno, ma di accatastarli fuori dal locale, contro il suo muro, sfruttando quel mezzo metro di spazio, su suolo privato, garantito dalla provvidenziale presenza di due contrafforti dell'edificio. Epperò, ammettono, non si sa se la pratica sia proprio esattamente a norma o meno.

C'è poi chi ritira tavolini e sedie alla sera e all'interno dispone dello spazio sufficiente, ma soltanto quando il locale è chiuso. Al mattino, però, bisogna ritirare fuori tutto e accatastarlo alla bell'e meglio, perché va bene che non puoi più servire i clienti all'esterno, ma con le sedie in mezzo, davanti al bancone, anche all'interno come fai a servire il caffè? C'è infine chi, semplicemente, è fatalista e ha deciso di non fare nulla. E se arriva la multa, si paga. Succede in particolare a chi, oltre a sedie e tavoli, fuori tiene pure le fioriere, ché per spostarle occorre essere minimo in due se non in tre.

Imbufaliti

A soffrire maggiormente, sono i quattro esercizi che aprono presto, per colazione.

Perdono tre ore di lavoro e incassi. In assoluto il più in panne è Humus, il cui titolare, Mohamed Hussien, racconta: «In passato, per anni, i tavolini fuori andavano bene. Poi, a luglio sono arrivare le prime multe. Io da questa settimana ho dovuto prendere appuntamento con il fisioterapista, perché a forza di portare dentro e fuori le sedie e i tavolini - i miei, in legno, sono molto pesanti - mi sono spaccato la schiena». Ma questo è nulla, va oltre. «Pare che in Comune non si rendano conto dei danni che creano: in questi vecchi edifici non esistono i magazzini, gli arredi dobbiamo sistemarli nel bar. E se li metto tutti dentro, gli avventori non riescono a entrare, proprio non ci passano fisicamente». E così, dalle 7 alle 10.30, entrano solo gli aficionados, gli amici, che sanno le difficoltà e non rinunciano al caffè. Gli altri, non entrano. Accanto a Humus sta Urban. Il titolare, il trentino Gabriele Gabardi, non ha peli sulla lingua: «Le regole bolzanine sull'occupazione suolo pubblico sono folli, a Trento non esiste nulla di nemmeno paragonabile. C'è molto più buon senso, non si rema contro. Qui poi fanno dei veri e propri agguati, alle sei del mattino. Se hai i tavolini fuori, multa. Qua attorno succede di tutto, ma i criminali sembriamo noi». Diego Bernandi, di Hopfen, ne avrebbe da raccontare, ma si limita a un: «Gestisco il locale da 26 anni, è sempre peggio. Fanno le pulci su tutto e non ci lasciano lavorare».Tutti i sette locali sul lato nord, a parlare titolari o dipendenti, sono sulla medesima lunghezza d'onda. Tira le conclusioni Rudi Dalvai, del bar ristoro Ritter. Spiega che gli attori in gioco a ostacolare sono quattro: Belle Arti provinciali (per i famosi ombrelloni), Mobilità e Attività economiche comunali, Polizia municipale.

«Ci sono rigidità eccessive. Poco dialogo. E un regolamento occupazione suolo pubblico di 35 pagine che non aiuta. Dovrebbe essere declinato caso per caso, non valere erga omnes in tutta la città. Ora l'assessora Johanna Ramoser e l'ingegner Ivan Moroder, consci del problema, stanno studiando una soluzione, si auspica che la si troverà. Altrimenti, sarà sciopero».

I punti della lettera

Nella lettera predisposta dagli esercenti, i punti salienti sono questi, riassunti sempre da Dalvai: «Togliere tavoli e sedie non ha alcuna valenza per il traffico, ma porta molti problemi. Se comincio a mettere fuori i tavolini alle 10.30, apro alle 11. Poi ho dei costi aggiuntivi: il lavoro di chi porta dentro e fuori, e a certi occorre mezz'ora due volte al giorno. I residenti non hanno problemi a trovare parcheggio, lo ammettono loro stessi, mentre se noi sgomberiamo tutto, al mattino ci troviamo le bici parcheggiate e non possiamo neanche spostarle. Per tanti, l'unico spazio disponibile è all'interno del locale, ma così dalle 7 alle 10.30 non si possono servire i clienti nemmeno dentro. Sono tre ore di lavoro perso per gli stipendiati e tre ore in meno di incassi per il titolare. Se porti dentro i tavolini, dovresti portare dentro anche le piante, ma servono tre persone. Qui non ci sono ingorghi, è la via più larga del Centro. E poi non si capisce perché certuni, in via Streiter o via Bottai, hanno fuori i tavolini fin dal mattino presto. Ho l'impressione che vengano a rompere solo a noi. E poi, solo ora. Il regolamento esiste da anni, ma fino a quest'estate andava tutto bene, ora non più».