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Bolzano. Nonostante gli sforzi di dirigenti e docenti per preparare gli istituti, e nonostante gli ampi spazi di manovra concessi dall’autonomia dei singoli istituti, anche a Bolzano ci sono forti timori per l’avvio dell’anno scolastico, specie alle superiori. Manca una regia comune a livello provinciale, fra scuole italiana e tedesca; si avviano le lezioni troppo presto rispetto al resto del Paese, senza lasciare spazio di ambientarsi a chi inizia le superiori quest’anno, e soprattutto alle lezioni di recupero per chi era insufficiente in certe materie l’anno scorso o non ha potuto seguirle per via del lockdown, come ad esempio i laboratori. E non v’è certezza sulla mobilità degli studenti verso e da scuola, per non parlare dello stato di incertezza per i docenti: chi dovesse entrare in quarantena, sarà da considerarsi in malattia e quindi non potrà insegnare nemmeno da remoto? E il contagiato con doppia sede di insegnamento farà mettere in quarantena due classi, due sezioni, due scuole? Solo alcuni dei tanti dubbi.
A farsi portavoce dell’ampio sottobosco di docenti perplessi da simile avvio dell’anno scolastico è il professor Raffaele Fiorini, collaboratore della dirigenza scolastica del Galilei, dove le matricole quest’anno saranno 300, su 1.300 studenti. «Siamo pronti, ma la politica, a livello di assessorato, ha voluto accelerare troppo. Il 7 settembre, in anticipo sul resto d’Italia, in concomitanza, lo stesso giorno, con gli esami di stato dei privatisti, che per carità sono pochi ma costituiscono un’ulteriore difficoltà da gestire. Si sarebbe dovuto dare il tempo, almeno nel mese di settembre, per partire bene. Avrebbero intanto potuto iniziare gli studenti delle prime, il 14, nei giorni successivi sarebbero potuti arrivare quelli dalle seconde alle quinte. Ci sono materie da recuperare, sia da parte di chi è stato promosso con insufficienze, sia da parte di chi, specie in un istituto tecnico come il nostro, non ha potuto seguire i laboratori». Si pensi agli odontotecnici: hai voglia a guardare videolezioni o tutorial sul web, ma se non metti le mani in pasta...
In questo anno speciale, servirebbe più personale, anche non docente: più pulizie, sanificazioni, sorveglianza, entrate scaglionate, monitoraggio e censimento dei flussi di ragazzi in vista di eventuali quarantene per contagio e quant’altro. E invece, contrariamente al resto d’Italia, al Galilei nessuna nuova iniezione di personale. Come nel resto dell’Alto Adige. Il Galilei aveva chiesto una iniezione di bidelli, assistenti tecnici e amministrativi. Ma la Provincia, da cui dipende il personale extra docente, ha detto no. E non va meglio considerando i rapporti con le istituzioni a livello nazionale. Dovevano arrivare 550 banchi monoposto dalla protezione civile, così come mascherine per i docenti. «Finora non è arrivato nulla». L’istituto si è comunque attrezzato, grazie alla sua autonomia, al suo bilancio e all’impegno (ben poche le ferie quest’anno) di dirigente docenti e bidelli - non tutti abili ai lavori pesanti tipo spostare banchi. Si sono acquistate mascherine e visiere per le attività di laboratorio, si sono ridotte le capienze nelle aule, si sono misurati gli spazi, delimitati i percorsi, decise entrate e uscite in termini di percorsi e orari separati. L’indirizzo chimico si occuperà di sensibilizzare gli studenti all’igienizzazione dei banchi, alla quale dovranno contribuire in prima persona. Difficile sarà il momento pausa. «Non abbiamo cortili». E ancora non si sa, nel caso a livello nazionale si decidesse di far misurare la temperatura, a chi spetterà il compito. Poi ci sono i referenti Covid per la sicurezza. «Dovrebbero seguire corsi ad hoc, all’orizzonte ancora niente».
I ragazzi chiamano, vorrebbero tornare a scuola. I docenti li aspettano a braccia aperte. Ma sono ancora troppi gli aspetti non normati. «E manca il coordinamento fra scuole tedesche e italiane». Un esempio? La mobilità. Si pensi a via Cadorna. Migliaia di studenti in arrivo al mattino. «Abbiamo sensibilizzato i ragazzi: niente bus, venite in bici». Ma basterà per evitare gli assembramenti?
A farsi portavoce dell’ampio sottobosco di docenti perplessi da simile avvio dell’anno scolastico è il professor Raffaele Fiorini, collaboratore della dirigenza scolastica del Galilei, dove le matricole quest’anno saranno 300, su 1.300 studenti. «Siamo pronti, ma la politica, a livello di assessorato, ha voluto accelerare troppo. Il 7 settembre, in anticipo sul resto d’Italia, in concomitanza, lo stesso giorno, con gli esami di stato dei privatisti, che per carità sono pochi ma costituiscono un’ulteriore difficoltà da gestire. Si sarebbe dovuto dare il tempo, almeno nel mese di settembre, per partire bene. Avrebbero intanto potuto iniziare gli studenti delle prime, il 14, nei giorni successivi sarebbero potuti arrivare quelli dalle seconde alle quinte. Ci sono materie da recuperare, sia da parte di chi è stato promosso con insufficienze, sia da parte di chi, specie in un istituto tecnico come il nostro, non ha potuto seguire i laboratori». Si pensi agli odontotecnici: hai voglia a guardare videolezioni o tutorial sul web, ma se non metti le mani in pasta...
In questo anno speciale, servirebbe più personale, anche non docente: più pulizie, sanificazioni, sorveglianza, entrate scaglionate, monitoraggio e censimento dei flussi di ragazzi in vista di eventuali quarantene per contagio e quant’altro. E invece, contrariamente al resto d’Italia, al Galilei nessuna nuova iniezione di personale. Come nel resto dell’Alto Adige. Il Galilei aveva chiesto una iniezione di bidelli, assistenti tecnici e amministrativi. Ma la Provincia, da cui dipende il personale extra docente, ha detto no. E non va meglio considerando i rapporti con le istituzioni a livello nazionale. Dovevano arrivare 550 banchi monoposto dalla protezione civile, così come mascherine per i docenti. «Finora non è arrivato nulla». L’istituto si è comunque attrezzato, grazie alla sua autonomia, al suo bilancio e all’impegno (ben poche le ferie quest’anno) di dirigente docenti e bidelli - non tutti abili ai lavori pesanti tipo spostare banchi. Si sono acquistate mascherine e visiere per le attività di laboratorio, si sono ridotte le capienze nelle aule, si sono misurati gli spazi, delimitati i percorsi, decise entrate e uscite in termini di percorsi e orari separati. L’indirizzo chimico si occuperà di sensibilizzare gli studenti all’igienizzazione dei banchi, alla quale dovranno contribuire in prima persona. Difficile sarà il momento pausa. «Non abbiamo cortili». E ancora non si sa, nel caso a livello nazionale si decidesse di far misurare la temperatura, a chi spetterà il compito. Poi ci sono i referenti Covid per la sicurezza. «Dovrebbero seguire corsi ad hoc, all’orizzonte ancora niente».
I ragazzi chiamano, vorrebbero tornare a scuola. I docenti li aspettano a braccia aperte. Ma sono ancora troppi gli aspetti non normati. «E manca il coordinamento fra scuole tedesche e italiane». Un esempio? La mobilità. Si pensi a via Cadorna. Migliaia di studenti in arrivo al mattino. «Abbiamo sensibilizzato i ragazzi: niente bus, venite in bici». Ma basterà per evitare gli assembramenti?


