BOLZANO. Sui costi sostenuti per la candidatura a «Capitale della cultura»Bolzano, questa volta, non fa sicuramente una bella figura. Ancor di più dopo le dichiarazioni di ieri del senatore trentino Franco Panizza. I nostri “cugini” hanno confessato, con un pizzico di malcelato orgoglio, di aver speso «al massimo centomila euro nell’arco di quattro anni» mentre la Provincia di Bolzano ha sborsato un milione, puntando anche sulla promozione (affidata ad Alto Adige Marketing). Il rapporto è addirittura di uno a dieci.

Trentini low-cost. All’origine di questa differenza, davvero enorme, c’è anche una diversa strategia di fondo: «Avevamo sposato, assieme a Bolzano, il progetto - racconta il senatore Franco Panizza, assessore alla cultura all’epoca - perché rafforzare il legame con tutta l’area del Nordest ha per noi trentini una particolare valenza economica e culturale. Il Trentino ha scommesso molto del proprio futuro sulla cultura, creando grandi musei come il Mart e il Muse, e a Venezia, inoltre, lavora come direttrice di musei la nostra Gabriella Belli, per anni al vertice del Mart».

Il Trentino aveva insistito molto sul fatto che alla presidenza del comitato fosse scelto Innocenzo Cipolletta, per il suo legame con l’Università. «Certo, nessuno si faceva illusioni, ma abbiamo speso solo le modeste quote previste per l’iscrizione (a crescere nel corso dei quattro anni ndr). In totale non abbiamo superato, di sicuro, i centomila euro. Tutta la fase successiva, con gli incontri istituzionali del comitato, è stata gestita in sale pubbliche gratuite, e senza nemmeno un buffet». Tutt’altro tenore rispetto alla Provincia di Bolzano, che in questa scommessa ha investito (o perso?) un milione tondo tondo. «In ogni caso - precisa Panizza - non sono state spese inutili: grazie a questa iniziativa abbiamo avviato rapporti privilegiati con il Nordest».

Il caso Di Quirico. Potrebbero costare care invece a Manuela Di Quirico, responsabile della comunicazione dell’assessore Christian Tommasini e membro del direttivo della condotta di Slow Food (l’associazione che nel 2011 ha organizzato per conto della Provincia la cena da 50 mila euro per 150 invitati), le pesanti affermazioni rivolte su Facebook ad Anna Quinz, direttore creativo di Franz Magazine che fino al 2012 ha collaborato al progetto Bolzano capitale della cultura, ottenendo 64 mila euro per una serie di iniziative. Gli epiteti (z.....a, ndr) rivolti a quest’ultima non sono piaciuti, infatti, ad Engelbert Schaller, direttore della ripartizione personale della Provincia, che - ad un primo esame sommario - vede nelle parole (pesanti) della Di Quirico una possibile violazione al codice di comportamento. Ovviamente dovrà essere sentita la diretta interessata, che avendo un profilo pubblico (aperto) su Facebook non ha certo fatto fare una bella figura alla Provincia. Non si può nemmeno escludere che a questo punto possa essere aperto un procedimento disciplinare. Schaller è misurato ma molto chiaro a riguardo: «Il commento della Di Quirico non appare in linea con il codice di comportamento previsto per il personale provinciale. La dipendente, ad una prima lettura, sembra aver sbagliato. Ovviamente deve essere sentita l'interessata prima di esprimere un giudizio definitivo, e ciò per rispetto delle norme sul procedimento disciplinare».

Il post “incriminato”. Ma vediamo cosa aveva detto esattamente la Di Quirico. Nel post (già cancellato) su Facebook si legge: «Ma guarda un po' sul giornale..... tutti "Schettino de noialtri".... e tutti quelli che sulla nave ci hanno abbondantemente mangiato fino a poco tempo fa.... anzi... chiedevano proprio l'elemosina perché non riuscivano ad andare avanti.... Il mondo é popolato di grandi "z.....e" con tutto il mio rispetto per le z.....e vere!».

Il codice di comportamento. Schaller si riferisce in particolare al rispetto del «Codice degli obblighi di servizio e di comportamento per il personale della Provincia» fissato con delibera della giunta provinciale 7 ottobre 1996, numero 4817. La Di Quirico potrebbe aver violato quanto previsto in particolare dagli articoli 3 (rapporti con il pubblico) e 4 (obblighi di comportamento). Il giudizio che ha espresso, attraverso un profilo aperto su Fb, potrebbe essere reputato, infatti, lesivo per la Provincia. Il personale, si legge al quinto comma dell’articolo 4 «deve astenersi da atti e comportamenti lesivi della dignità della persona». E quel “z....e” sembra rientrare in questa casistica. Pesante anche il giudizio sul fatto che l’associazione in questione chiedesse «l’elemosina perché non riusciva ad andare avanti». Con ogni probabilità il direttore della ripartizione personale Schaller sentirà anche la diretta superiore della Di Quirico, ovvero la numero uno del dipartimento scuola, cultura ed edilizia Katia Tenti. Per la responsabile della comunicazione Di Quirico è difficile escludere un richiamo o quantomeno una censura. Di sicuro, con quelle parole, la Provincia non ne esce proprio bene dalla vicenda.

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