BOLZANO. Testa o croce. Se usciva croce questa storia non l’avremmo mai raccontata. Il salone da parrucchiere “Berto” di via Milano non solo ha un trascorso di 46 anni di attività ininterrotta nel quartiere, non solo è gestito da Gaetano Sarti che porta sulle spalle più di 70 anni come fossero un gioco e non solo ha formato decine di parrucchieri della città. È la sua origine a essere una storia nella storia. Gaetano Sarti è originario di Castelguglielmo in provincia di Rovigo ed è talmente innamorato del suo mestiere che ricorda il giorno in cui lo ha conosciuto. «Era il 4 ottobre 1949. Una volta finita la scuola elementare o andavi a lavorare in campagna o imparavi un mestiere. Io non ero fatto per i campi e con i miei 45 chili di peso non potevo certo avere ambizioni da meccanico così cominciai a lavorare per una bottega che di giorno era sartoria e dalle 17 barbiere. Dalle 8 alle 24 perdevo tempo a fare il sarto e poi facevo sul serio con gli uomini di ritorno dal lavoro». Dopo cinque anni il patatrac: «Un giorno arrivo in ritardo perché stavo tagliando i capelli a un amico in casa e questi mi licenziano. Da apprendista avevo sempre lavorato vedendo pochissimi soldi, così andai su tutte le furie per quell’ingiustizia». Invece di prendere a calci tutto ciò che incontrava Sarti fece una valigia minima e prese per la prima volta il treno direzione Verona. «Non mi ero mai spostato, avevo 16 anni. Mia sorella si era trasferita a Bolzano e avevo alcuni parenti a Milano: non sapevo dove andare. Ho tirato una moneta per decidere: è uscita Bolzano ed eccoci». Oggi continua a lavare e tagliare i capelli mentre il figlio Claudio ne ha seguito le orme aprendo il “Salone 181” a Dodiciville. Nel mezzo, però, anche tanto impegno nelle competizioni di ogni livello per acconciature e anche nella scuola per insegnare ai giovani il mestiere. Sarti divenne anche direttore d’accademia allacciando molteplici contatti e mantenendo sempre una fedele clientela. «Ci fu un periodo – ricorda – che tra di noi si innescò un pericoloso gioco al ribasso delle tariffe e poca chiarezza negli orari di apertura. Ricordo che promossi una riunione tra parrucchieri e barbieri per metterci d’accordo e dare dignità e qualità alla nostra professione. Ne uscimmo con un tariffario condiviso e orari omogenei, ma anche con una cambiale firmata da 50.000 lire pronta a scattare come multa per il primo che sgarrava. Avevamo dato una sterzata epocale, da soli, al nostro settore». Oggi sarebbe possibile? «La verità? Non credo. La liberalizzazione ormai consente tutto ma la clientela presta grande attenzione alla qualità».

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