BOLZANO. «Sono rimasto 30 minuti sotto la neve dopo che la valanga mi ha travolto e trascinato per 150 metri. Ho creduto fosse la fine e che non avrei mai più rivisto mia moglie e mio figlio. Poi per fortuna sono arrivati i soccorsi e sono qui».

Christian Welponer, 69 anni, giornalista ed alpinista bolzanino racconta dal suo letto dell’ospedale di Aosta la tragica esperienza vissuta quando giovedì 2 marzo ai piedi del Monte Bianco una valanga si è staccata alle 12.50 dal canale della Visaille, in fondo alla Val Veny, 2.400 metri di quota sopra Courmayeur ed ha travolto un gruppo di sciatori tra i quali c’era anche lui, trascinandoli a valle per un centinaio di metri. Alla fine il bilancio è di tre morti (un torinese di 35 anni, un belga e un tedesco) e tre feriti, di cui uno in condizioni disperate e gli altri con choc e fratture. Tra loro anche Welponer che se l'è cavata con la frattura di una gamba: guarirà in 30 giorni.

Questo il suo racconto:

«Ci hanno superato dei freerider, parlavano inglese, la nostra guida continuava a urlare “stay behind”, state dietro, ma loro niente, hanno tagliato la neve e provocato la valanga che li ha travolti e ha raggiunto anche il nostro gruppo. Io stesso sono stato trascinato per circa 150 metri e sono finito sotto la neve. Ne avrò avuta sopra di me un metro, un metro e mezzo. Ero imprigionato, la neve era fresca e bagnata. Non riuscivo a muovermi. Ho pensato - conclude commuovendosi - che era la fine e non avrei mai più rivisto mia moglie e mio figlio».

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