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BOLZANO. Il Cai Alto Adige ha raggiunto il traguardo dei 7mila soci, l’obiettivo che Carlo Zanella si era prefissato quando era stato eletto presidente nel 2021.
«Obiettivo raggiunto anche grazie alle iscrizioni di nuovi cittadini», soggiunge, rivolgendo a bolzanini e bolzanine l’invito a fare lo stesso.
Sabato 11 ottobre 2025, il convegno annuale del Cai in una sala piena alla Salewa. Un convegno denso e sferzante: per necessità, «perché la montagna bisogna conoscerla, e conoscendola bisogna amarla e proteggerla da avidità e distruzione», così Zanella.
Nelle conclusioni della mattinata è infusa la richiesta alla politica: «La montagna ha i suoi limiti, che sono molto vicini a essere raggiunti. Serve una pianificazione attenta, un’educazione a comportarsi bene».
Lo sfogo del vicepresidente Claudio Sartori davanti alla platea è un appello del Club alpino tutto: «Ci si riempie la bocca di parole, poi si gira la testa dall’altra parte. La politica ci faccia vedere che sta facendo qualcosa».
«Ad esempio per il parco al Sassolungo: sono anni che tergiversano», aggiunge Zanella, «Alla nostra ultima assemblea, il presidente Kompatscher aveva garantito che non si sarebbero più costruiti impianti di risalita. Chiediamo decisioni e rispetto delle promesse».
Il parterre del convegno
I relatori sono Mario Broll, ex direttore della ripartizione Foreste, l’ex comandante del corpo forestale dello Stato per Veneto e Friuli Venezia Giulia Daniele Zovi, il senatore Luigi Spagnolli, presidente della Commissione scientifica del Cai, l’architetta del paesaggio Gioia Gibelli, docente al Politecnico di Milano, il comandante del Centro di addestramento alpino dei carabinieri Nicola Bianchi, il comandante del Centro settore Meteomont Veneto e Friuli Venezia Giulia Riccardo Corbini.
Seduto in platea c’è Carlo Grenzi, la mente dietro il convegno. Presenti Madeleine Rohrer come iscritta, la ex assessora Maria Chiara Pasquali, la consigliera comunale Patrizia Daidone, Peter Calò presidente dell’Upad, il tenente colonnello della Guardia di finanza Manuel Artuso a informare che «è a uno stadio avanzato il posizionamento dei bivacchi anche in Trentino».
Il vicepresidente della Provincia Marco Galateo ha mandato un saluto. Più tardi arrivano il sindaco Claudio Corrarati («Oggi leggiamo di tornelli e blocchi, ma abbiamo perso tempo prima di pensare a misure preventive», dice) e l’assessore provinciale Christian Bianchi con la notizia del progetto di impiegare i droni per rifornire i rifugi (domani darà alla stampa i dettagli).
La montagna da conoscere
Montagna fragile, montagna avara, montagna che sorprende e rapisce con l’epifania di un selvatico nel racconto di Zovi.
La montagna cantata dal coro Rosalpina del Cai Bolzano diretto dal maestro Roberto Marchione e la montagna stretta tra cambiamento climatico, azione antropica in quota e a valle, e i nuovi turisti alle Tre Cime, inserite nelle brochure delle agenzie viaggi asiatiche.
Secondo Zovi, «il governo a Roma dovrebbe intervenire», per alleviare la pressione sulle Dolomiti.
Sono tanti e diversi i temi di un convegno che arriva dopo l’estate cafona del tamarro in quota con le infradito, raccontata da Zanella, il quale ha trascorso l’estate facendo su e giù dalla val Gardena (per il tornello sul Seceda).
I dati li porta Broll, il dirigente che ha dovuto fare i conti con Vaia e con il bostrico.
Sono numeri che parlano di una montagna bene comune ma anche soggetta alla responsabilità dei proprietari (il 52% dei 740mila ettari di superficie della provincia è di privati singoli, con oltre 21mila proprietari forestali, e appena il 2% è del demanio) come di chi frequenta boschi e sentieri.
Broll preme sul concetto di limite: «Il rafting, la tuta alare, andare sull’Everest senza ossigeno. Il pollaio trasformato in casa e poi in albergo: il limite viene inteso come qualcosa da superare, ma è una percezione antropocentrica.
Si può costruire un vero sviluppo solidale e sostenibile della montagna con i suoi abitanti a garanzia di una gestione attiva, consapevole, dei boschi e dei pascoli, contro il loro abbandono o esproprio economico, sociale e culturale».
«Nonostante il tetto introdotto con legge, i posti letto turistici sono oltre 250mila, contro i 200mila di dieci anni fa. Più la montagna diventa "artificiale", più frequenti e violenti saranno i **fenomeni di dissesto idrogeologico» avverte Spagnolli.
«Se le proposte che arrivano sono di fare nuove seggiovie o di ampliare i rifugi, il Cai dovrebbe acquisire terreni per impedirlo. E deve mantenere la proprietà dei rifugi, benché sia onerosa».
Sartori ricorda che le sezioni si indebitano, che Bressanone, per il rifugio Plose, ha davanti a sé un investimento da 3 milioni di euro.
Nel lessico contemporaneo entrano ora i "mountain users", i "fruitori" descritti da Gioia Gibelli nel contesto della «metropolizzazione della montagna», quel fenomeno di predazione dei luoghi che fa credere di poter trovare in quota le stesse cose che ci sono in città, come il gelato al gusto puffo nel rifugio.
«Bisogna comunicare che non è così – spiega la docente – altrimenti la montagna non si salverà mai».
Propone alcune misure per tutelare la biodiversità: dalla rottura dell’omogeneità delle piste da sci alla progettazione di bacini per l’innevamento come veri laghi alpini.


