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BOLZANO. Rifugio Bolzano al monte Pez (Sciliar). Il Cai Bolzano ha deciso: nessuna cessione, almeno per ora; sì invece ad un mandato esplorativo per verificare fino a che punto sia disposta ad arrivare la Provincia in fatto di contropartite, che dovranno essere comunque di adeguato spessore. Mantenerlo saldamente nelle mani del Cai oppure cederlo alla Provincia: il dilemma che investe uno dei rifugi alpini più prestigiosi e soprattutto sentimentalmente cari al cuore degli alpinisti, il "Bolzano - Monte Pez" in versione italiana, "Schlernhäuser" in tedesco, in ballo ormai da quasi 40 anni, ha inevitabilmente monopolizzato e animato, ma con toni sempre pacati, l'assemblea annuale della sezione di Bolzano del Cai, chiamata a rinnovare anche parte degli organismi interni e adempiere alle consuete incombenze legate ai bilanci. Dopo un paio d'ore di discussione è arrivata la decisione, votata a maggioranza: nessuna cessione, almeno per ora; porte aperte invece a un mandato esplorativo affidato a un apposito comitato per verificare fino a che punto è disposta ad arrivare la Provincia, nella persona del presidente Durnwalder, in fatto di contropartite che dovranno essere comunque di adeguato spessore: la decisione finale resterà comunque nelle mani dell'assemblea della sezione bolzanina, legittima proprietaria a tutti gli effetti del rifugio più carico di storia della provincia, inaugurato nel 1885 dall'allora Club alpino austro-tedesco. E' proprio questo storico legame uno degli aspetti che hanno disturbato fino a pochi anni fa i rapporti fra il Cai e l'Avs, erede e proprietario, quest'ultimo, del rifugio fino al 1924, anno in cui fu sciolto dal fascismo, con conseguente passaggio dell'edificio al Cai, che in 84 anni l'ha ristrutturato, ampliato e accuratamente mantenuto. La storia che ne seguì fu complessa e tormentata: con l'avvicinarsi della seconda autonomia lo Stato nel 1970 risarcì l'Avs pagando 650 milioni di lire per tutti i rifugi espropriati e 96 milioni per il solo "Bolzano". Il che però non bastò a sanare la ferita: nel tentativo di chiuderla, fra i due club fu siglata un'ipotesi di accordo per una gestione comune, che però l'Avs, dopo ripetuti incontri nell'arco di 10 anni, fece naufragare. In vista del passaggio di proprietà alla Provincia di numerosi rifugi in virtù di un apposita norma d'attuazione, entrata in vigore il 1º gennaio 2011, Durnwalder propose nell'aprile del 2010 di acquisire anche il "Bolzano", escluso dall'esproprio in quanto di proprietà esclusiva del Cai. Senonché il presidente non avrebbe mai detto una parola chiara, come è stato sottolineato in assemblea, né avanzato proposte concrete, sia sulla destinazione del rifugio, sia sulla contropartita, rivolgendosi in modo informale, oltre tutto all'interlocutore sbagliato, cioè il Cai Alto Adige, anziché al proprietario effettivo, la sezione di Bolzano. «L'unica motivazione addotta finora - ricordano i dirigenti - è stato l'appello a un "segnale di apertura e pacificazione fra i due gruppi linguistici" e il vago, molto vago accenno a un possibile indennizzo pari a 330 mila euro». Una proposta che scatenato la reazione indignata dell'assemblea: a parte la cifra ritenuta del tutto irrisoria, si è lasciato intendere che di discorsi su «segnali di apertura per la convivenza e passi indietro per la pacificazione etnica» ne sono stati fatti abbastanza, col risultato di trovarsi poi di fronte, come contropartita, alla pulizia toponomastica sui sentieri di montagna». Quindi bando alle sirene della pacifica convivenza unilaterale e opzione netta dell'assemblea per contropartite solide, in denaro sonante con appetibili strutture di accoglienza in alta montagna, tipo "Payer" o "Locatelli". A questo punto si sono prospettate due proposte: da una parte "no" alla cessione, almeno per due-tre anni in vista di nuovi più favorevoli scenari (cambio al vertice della Provincia, aumento del valore del rifugio, «visto che la Provincia ci tiene tanto») oppure, in linea con la seconda ipotesi prospettata dal direttivo, "sì" al mandato esplorativo, ma a precise, chiare e allettanti condizioni: uno spiraglio dettato da alcune realistiche considerazioni, sottolineate anche dal sindaco Spagnolli, presente esclusivamente in veste di socio, e cioè: i contributi pubblici sia a Cai che ad Avs sono andati via via calando da un milione ai 400 mila euro del 2010, lo stesso bilancio 2010 si è chiuso con un sia pur limitato deficit (11.300 euro), di fronte a spese di manutenzione crescenti e rendite incerte di alcuni rifugi. Insomma, il rischio di future e crescenti difficoltà economiche non è da escludere, per cui sondare l'entità dell'eventuale indennizzo che potrebbe andare a costituire un consistente tesoretto tale da garantire una duratura stabilità futura, con in più la garanzia che al Cai sia riconosciuto un pieno e legittimo diritto di "cittadinanza altoatesina" non costa nulla; all'assemblea resterà l'ultima parola. Così si è deciso, pur con qualche voto contrario, ma senza alcun trauma.
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