BOLZANO. «Stiamo verificando cosa si può fare, nel rispetto ovviamente delle leggi». Così il presidente della giunta provinciale Arno Kompatscher sulla delicata vicenda della Cle, la cooperativa edile di lingua italiana più importante dell’Alto Adige, che sta attraversando un momento molto critico in seguito ad un’operazione immobiliare condotta nel Milanese che non è andata come previsto.

Il caso Cle è approdato sul tavolo della giunta provinciale che segue con una certa preoccupazione l’evolversi di una situazione che ha diversi aspetti. In ballo ci sono i cinquanta posti di lavoro della cooperativa con sede in via Druso, ma ci sono anche 140 famiglie in ansia per il blocco dei cantieri all’interno del lotto C a Casanova, a Druso ovest e Toggenburg 2 a Pineta di Laives, oltre alle piccole aziende artigiane che rischiano di saltare - il presidente della Cna parla di circa 150 posti di lavoro a rischio - se la Cle non dovesse pagare i debiti contratti per lavori e forniture.

«Ho chiesto agli uffici - spiega l’assessore Christian Tommasini - di raccogliere informazioni, per capire esattamente qual è la situazione. Noi siamo interessati direttamente anche perché la Cle ha un cantiere all’interno dell’ospedale, non vorremmo che potessero sorgere problemi pure lì. E comunque in ballo ci sono anche le famiglie che attendono un alloggio in cooperativa e ricevono contributi pubblici».

Come Provincia cosa potreste fare?

«Bisogna vedere. Di sicuro non possiamo intervenire con finanziamenti diretti. E comunque a rendere più complicata la vicenda c’è il fatto che le difficoltà finanziarie della Cle nascono fuori dalla provincia di Bolzano. L’operazione immobiliare al centro della vicenda è stata condotta nel milanese e le stessa banca alla quale l’azienda chiede di riaprire i rubinetti è milanese. Per avere un’idea il più possibile completa della situazione chiederemo comunque un incontro oltre che con i vertici di Cle anche con Legacoop e Confcoop, le due centrali cooperative alle quali l’impresa è affiliata».

Intanto sia da piazza Mazzini - sede di Legacoop - che da via Galilei - sede di Confcoop - si segue con grande attenzione l’evolversi delle trattative che Roberto Rossin , presidente del sodalizio e fondatore 40 anni fa della Cooperativa lavoratori edili, sta conducendo in prima persona tra Milano e Bologna. Nel capoluogo lombardo sta cercando di ottenere la riapertura di una linea di credito di circa 8 milioni di euro, ma per avere il finanziamento bisogna trovare prima 1,5 milioni da raccogliere tra i creditori della stessa impresa che costituirebbero una “newco”, ovvero una nuova azienda.

Nella città emiliana invece si cercano nuovi partner nel mondo della cooperazione.

«Io sono ottimista - commenta Andrea Grata, presidente di Confcooperative - in questo momento la reazione più sbagliata è quella di farsi prendere dal panico: non serve a nulla se non ad aggravare una situazione già particolarmente complicata».

Il tempo a disposizione però è poco: un paio di settimane non di più.

«Ai primi di febbraio - spiega Grata - il quadro sarà più chiaro e convocheremo i nostri soci per spiegare la situazione, quindi si deciderà come muoversi. Capisco la preoccupazione per il blocco dei cantieri, scattato alla vigilia di Natale, ma se tutto andrà come previsto i lavori potranno riprendere al più presto e si potranno anche recuperare le settimane perse». (a.m)