BOLZANO. «Mentre il Comune sta a guardare e la Provincia fa una battaglia di retroguardia - discutendo se in zona produttiva si possa fare commercio al dettaglio o se sia o meno il caso di costruire alloggi -, da ponte Resia in giù fino a oltre via Einstein, grazie all’iniziativa dei privati è nata una zona polifunzionale, dove ci sono due centri commerciali, uffici, laboratori, bar, ristoranti, case di abitazione. Il problema è che tutto è avvenuto senza che ci fosse una regia precisa e i problemi oggi si vedono a partire dalla viabilità che per un imprenditore si traduce in perdita di tempo e quindi in un danno economico. Come se non bastasse, la situazione è peggiorata notevolmente con l’apertura del Twenty: su via Galilei, nelle ore di punta, è la paralisi». Questo il quadro impietoso tracciato dall’architetto Gianni Sarti sull’altra parte della città che con 1.800 aziende dà lavoro a circa 10 mila persone ed è frequentata ogni giorno da almeno il doppio. Il professionista conosce benissimo la zona produttiva perché per conto della Cna, l’associazione degli artigiani, ha seguito, nel corso degli anni, la costruzione dei consorzi, complessi all’interno dei quali convivono aziende e alloggi.
Comune assente. Altrettanto bene la conosce Michele Libori, titolare della “Bel”: la ditta che commercializza attrezzature per la grande distribuzione ed è specializzata nella produzione di etichette in via Zuegg, dando lavoro ad una cinquantina di dipendenti. Anche l’imprenditore, rappresentante da quindici anni per Assoimprenditori del comprensorio di Bolzano, è molto critico in particolare con le amministrazioni comunali che in questi anni si sono susseguite senza riuscire ad avere un’idea di quella che avrebbe dovuto essere la “Zona”: «Il risultato è che è dovuta intervenire la Provincia, dichiarando l’area di interesse provinciale, sotto la pressione delle aziende bolzanine che volevano espandersi e di quelle della periferia che, per una serie di ragioni, volevano trasferirsi nel capoluogo. Ovviamente, come tutte le cose fatte sull’onda dell’emergenza, nascono senza una progettazione e quindi con una serie di carenze. Ad esempio, era stata pensata senza un’area di servizio per il rifornimento dei mezzi, arrivata solo anni dopo in via Einstein, senza foresteria, senza un piano parcheggi, anche i bar e i ristoranti sono l’effetto della trasformazione di pezzi di magazzini».
L’ultimo problema, ma solo in ordine di tempo, evidenziato dal rappresentante di Assoimprenditori è la mancanza di un servizio pubblico che tenga conto dei turni di chi lavora in aziende, dove si comincia alle 5.30 e si finisce alle 22.
Mezzi pubblici. «Abbiamo chiesto un autobus che partendo dal centro, passi per la stazione e arrivi fino in Zona; c’è stato anche un incontro con l’assessore provinciale Mussner che ci ha dato la disponibilità ad istituire una nuova linea. Abbiamo avuto quindi una riunione con il Comune e la Sasa che devono mettere a punto la proposta: sono passati mesi, non è successo nulla. La verità è che il Comune, inteso come maggioranza e opposizione, non si è mai interessato della zona produttiva con la scusa che la competenza è provinciale». L’assenza di una politica comunale assieme ad una burocrazia con tempi inaccettabili, secondo Libori, ha tarpato le ali a molti imprenditori o ne ha, nella migliore delle ipotesi, rallentato lo sviluppo. Il titolare della Bel parla per esperienza diretta: «Mio padre ha aperto la ditta nel 1964 in via Milano: avevamo un magazzino e quando arrivavano i camion per scaricare la merce era un disastro. Nel ’73 ha chiesto una nuova area: ce l’hanno data in via Kravogl nell’’89. Sedici anni nei quali abbiamo perso una serie di occasioni. Anche quello spazio però è diventato presto insufficiente e nel ’96 abbiamo fatto una nuova domanda. Di anni ne abbiamo dovuto aspettare altri nove per un area di 4.300 metri quadrati, più piccola di quello che chiedevamo e questo ci ha costretti a costruire in altezza, quindi a spendere molto di più sia per la progettazione che per la costruzione e l’attuale gestione».

