BOLZANO. Non si toccano né la Vetta d'Italia, né il monumento all'alpino di Brunico. In questo senso, due prese di posizione del centrodestra altoatesino. "Mi opporrò con tutte le mie forze politiche e non, per denunciare la volontà di rappresentare l'Alto Adige come una realtà al di fuori dei confini nazionali che si ravvisa nelle intenzioni di alcuni di cancellare addirittura la denominazione Vetta d'Italia per la montagna che delimita il confine tra Alto Adige e Austria". Lo dice Michaela Biancofiore, deputata Pdl e commenta così la proposta lanciata dei Verdi altoatesini, trentini e tirolesi di ribattezzare la Vetta d'Italia in Vetta d'Europa.

"Nell'anno della ricorrenza dei centocinquantanni dell'Unità d'Italia non solo non è spiegabile ma un ulteriore schiaffo alla storia del nostro Paese e un volgare sgarbo istituzionale nei confronti del nostro Presidente della Repubblica Napolitano che tanto si sta spendendo per ravvivare i valori della patria e che è il sommo garante dell'Unità nazionale", afferma Bianciofiore in una nota. "A lui mi appellerò - prosegue - affinchè mai e poi mai venga cancellato un nome così significativo per l'Italia, per il nostro Paese, che non merita un progressivo strisciante smembramento. L'Italia è membro fondante dell'Europa e ha dato il suo totale contributo in quanto Stato nazionale alla costruzione dell'Europa Unita. Non ha bisogno di dimostrare di essere europeista e di scimmiottare ipotesi'politically correct' utili solo a ridare argomenti agli speculatori etnici".

"Apprendo dalla stampa locale che l On. Holzmann (Pdl) sostiene di essere sostanzialmente d'accordo con lo spostamento del Monumento allAlpino di Brunico e la sua sostituzione, non si capisce perchè, con un altra opera. Esattamente la stessa posizione espressa nei giorni scorsi dal Presidente Durnwalder. Un chiaro esempio di Sindrome di Stoccolma applicato alla politica". Lo sostiene il coordinatore regionale di Futuro e libertà, Alessandro Urzì.

"Il Monumento all'Alpino di Brunico non è nemmeno il Monumento realizzato negli anni Trenta (come affermato da Holzmann) ma una nuova installazione fabbricata dopo gli esiti devastanti di attentati terroristici messi in opera contro l opera originaria", affermo Urzì in una nota. "Voluto dall'Ana il nuovo Monumento all Alpino, violentato poi, esso stesso, da un attentato, è la testimonianza muta dell intolleranza etnica (e come tale un monito da mantenere) e l'espressione della gratitudine della Comunità verso le penne nere impegnate in opere di pace e solidarietà. Insomma - prosegue - gli stessi alpini che hanno sacrificato la vita in Afghanistan. Voltare loro le spalle è una insolenza di cui Futuro e Libertà non intende rendersi complice".