BOLZANO. E' scattato il conto alla rovescia rispetto alle decisioni del prossimo congresso della Volkspartei di sabato prossimo al Kurhaus di Merano e la tensione dentro la Stella alpina si fa di ora in ora palpabile non sulla strategia dell'"autonomia integrale", non sui problematici rapporti con Roma, quanto sul metodo per scegliere il "dopo Durnwalder". Il passaggio più delicato cui i circa 1.400 delegati saranno chiamati a dare una risposta è infatti proprio quello relativo alle modalità sulla base delle quali andare ad individuare il futuro capolista alle provinciali dell'autunno 2013: il successore di Durnwalder.
Perchè ormai è sufficientemente assodato che "l'era Durnwalder", aperta nel marzo del 1989, sta per completare il suo quinto mandato ed è di conseguenza agli sgoccioli. L'impressione che anche nelle ultime settimane è emersa con crescente forza e registrata con altrettanta preoccupazione da parte di Theiner è anche che le vecchie "correnti" interne non bastino più ad assorbire tutto il dibattito e lo scontro fra le diverse componenti. Il primo giro di consultazioni della base - anche se effettuato con modalità diverse e non omogenee nei diversi circondari - ha fatto del resto emergere una forte spinta favorevole ad una consultazione diretta degli oltre cinquantamila iscritti alla Stella alpina.
Una spinta che tuttavia in larghe componenti della struttura del partito è giudicata eccessivamente "populista", anche se è ben più ristretta rispetto alla proposta di Elmar Pichler Rolle, Arno Kompatscher e Dieter Steger che addirittura si spingevano a chiedere "primarie fra tutti gli elettori". E così la Volkspartei, probabilmente l'unico partito ormai rimasto sulla scena nazionale da oltre sessant'anni grazie alla sua struttura di potere interno ed anche alle sue regole democratiche di consultazione della base, si ritrova ad essere in qualche misura "imbarazzata" da un eccesso di democrazia.
Il tutto d'altra parte, se non adeguatamente compensato da un regolamento esauriente e chiaro, rischia di "sfuggire di mano" alla segreteria politica creando situazioni difficili poi ad sbrogliare. Ad esempio: che succederebbe nel più scontato caso di tre o quattro candidati alle primarie? Se non emerge un vincitore indiscusso con il 90% dei consensi, gli altri non partecipano più nemmeno alla lista delle provinciali? E se c'è un vincitore che sbaraglia il campo non rischia di avere eccessivo potere poi nella composizione della sua squadra facendo saltare tutti i delicati equilibri interni? Non c'è il rischio che si ricrei, molto più di quanto non accada già oggi, che il futuro Landeshauptmann sia di fatto anche il leader del partito, mettendo in ombra l'Obmann Theiner che si avvia ad essere "reincoronato" per il prossimo triennio?
Ma poi da considerare ci sono anche le più banali regolette elettorali da definire, anche se per ora nessuno, più o meno in buona fede, ha loro dedicato un minimo di attenzione: come sarà possibile garantire rappresentatività a giovani e donne se le componenti più consolidate come sicuramente è, ad esempio, quella dei contadini del Bauernbund metterà in campo tutta la propria macchina organizzativa? Minimo, minimo dovrà essere escluso il voto per delega e ricorrere al principio di "una tessera, un voto".
Basterà poi a controbilanciare tutte queste incertezze l'ultima ipotesi avanzata nella sede di via Brennero della Stella alpina di riservare all'Obmann Theiner una sorta di "golden share" di nove nomi di sua esclusiva scelta da inserire in lista sia alle politiche che alle provinciali? Quesiti che oggettivamente sarà assai arduo sviluppare completamene in un'assemblea congressuale che ha dei suoi tempi e delle sue "litrurgie" da rispettare. E così sembra prevalere nelle ultime ore la storica prudenza dei delegati della Volkspartei che potrebbero alla fine anche scegliere la via più tradizionale e sicura, ovvero quella di affidarsi alla volontà del congresso, senza rivoluzionare troppo i percorsi interni al partito. o.donatini@altoadige.it
Perchè ormai è sufficientemente assodato che "l'era Durnwalder", aperta nel marzo del 1989, sta per completare il suo quinto mandato ed è di conseguenza agli sgoccioli. L'impressione che anche nelle ultime settimane è emersa con crescente forza e registrata con altrettanta preoccupazione da parte di Theiner è anche che le vecchie "correnti" interne non bastino più ad assorbire tutto il dibattito e lo scontro fra le diverse componenti. Il primo giro di consultazioni della base - anche se effettuato con modalità diverse e non omogenee nei diversi circondari - ha fatto del resto emergere una forte spinta favorevole ad una consultazione diretta degli oltre cinquantamila iscritti alla Stella alpina.
Una spinta che tuttavia in larghe componenti della struttura del partito è giudicata eccessivamente "populista", anche se è ben più ristretta rispetto alla proposta di Elmar Pichler Rolle, Arno Kompatscher e Dieter Steger che addirittura si spingevano a chiedere "primarie fra tutti gli elettori". E così la Volkspartei, probabilmente l'unico partito ormai rimasto sulla scena nazionale da oltre sessant'anni grazie alla sua struttura di potere interno ed anche alle sue regole democratiche di consultazione della base, si ritrova ad essere in qualche misura "imbarazzata" da un eccesso di democrazia.
Il tutto d'altra parte, se non adeguatamente compensato da un regolamento esauriente e chiaro, rischia di "sfuggire di mano" alla segreteria politica creando situazioni difficili poi ad sbrogliare. Ad esempio: che succederebbe nel più scontato caso di tre o quattro candidati alle primarie? Se non emerge un vincitore indiscusso con il 90% dei consensi, gli altri non partecipano più nemmeno alla lista delle provinciali? E se c'è un vincitore che sbaraglia il campo non rischia di avere eccessivo potere poi nella composizione della sua squadra facendo saltare tutti i delicati equilibri interni? Non c'è il rischio che si ricrei, molto più di quanto non accada già oggi, che il futuro Landeshauptmann sia di fatto anche il leader del partito, mettendo in ombra l'Obmann Theiner che si avvia ad essere "reincoronato" per il prossimo triennio?
Ma poi da considerare ci sono anche le più banali regolette elettorali da definire, anche se per ora nessuno, più o meno in buona fede, ha loro dedicato un minimo di attenzione: come sarà possibile garantire rappresentatività a giovani e donne se le componenti più consolidate come sicuramente è, ad esempio, quella dei contadini del Bauernbund metterà in campo tutta la propria macchina organizzativa? Minimo, minimo dovrà essere escluso il voto per delega e ricorrere al principio di "una tessera, un voto".
Basterà poi a controbilanciare tutte queste incertezze l'ultima ipotesi avanzata nella sede di via Brennero della Stella alpina di riservare all'Obmann Theiner una sorta di "golden share" di nove nomi di sua esclusiva scelta da inserire in lista sia alle politiche che alle provinciali? Quesiti che oggettivamente sarà assai arduo sviluppare completamene in un'assemblea congressuale che ha dei suoi tempi e delle sue "litrurgie" da rispettare. E così sembra prevalere nelle ultime ore la storica prudenza dei delegati della Volkspartei che potrebbero alla fine anche scegliere la via più tradizionale e sicura, ovvero quella di affidarsi alla volontà del congresso, senza rivoluzionare troppo i percorsi interni al partito. o.donatini@altoadige.it
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