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BOLZANO. Li si vede volare spesso, ma di loro si sa poco. Sono gli elicotteristi del 4. Reggimento Aves Altair. Suddiviso in due gruppi, uno più piccolo di stanza alla Venaria Reale (Torino), l’altro a Bolzano, conta su 400 uomini ed è la punta di eccellenza dell’esercito italiano per quanto riguarda il volo in montagna, in quota.
Si tratta di un reggimento privilegiato che gli alpini (in particolare i ranger paracadutisti, che di solito, per esercitazione, si lanciano sull’Alpe di Siusi) utilizzano sull’intero arco alpino. Attualmente, a comandare i due gruppi è il colonnello Arrigo Arrighi, arrivato a Bolzano dopo aver trascorso tre anni negli Stati Uniti, al comando generale della Nato. È un esperto di pianificazione, Arrighi. «Assieme ai tecnici dei 28 paesi membri della Nato - racconta - ci siamo occupati di dare indicazioni su come si dovranno evolvere gli strumenti militari nel futuro. Ero al Comando per la transformazione, come si dice in gergo, ossia per l’innovazione, questo infatti il significato della parola inglese transformation. Ci siamo occupati di come trasformare gli strumenti militari per risolvere le problematiche di sicurezza del futuro, totalmente differenti da quelle del passato. Ci si proietta nel futuro di 20-25 anni».
Tutto questo futuro sul piatto, ti viene da domandare, e in Alto Adige ancora si vola con gli AB 205 degli anni Settanta? Ma gli elicotteri non sono automobili: con la dovuta manutenzione, possono rimanere in servizio attivo per dei decenni. E comunque, gli elicotteri bolzanini sono ancora validi. «Tanto che da giugno e per sei mesi, il mio reggimento farà parte di un pacchetto dell’Ue per far fronte alle esigenze, nel caso succeda qualcosa. Ovviamente, dopo il crollo del Muro di Berlino e via discorrendo, non si tratta più di protezione dei confini nazionali ma di missioni di pace». Per dire, Arrighi, nel 1998-99, è stato in Bosnia, a Sarajevo. E il reggimento è stato in Libano, in Kosovo, attualmente è in Afghanistan. Vengono utilizzati, gli elicotteri di Bolzano, perché gli uomini sono addestrati a volare in condizioni particolari. «La cosa che sappiamo fare, meglio degli altri reparti, è volare in quota. La montagna è una palestra di enorme difficoltà dal punto di vista del volo, per le condizioni meteo particolari, che mutano rapidamente. E anche gli aeromobili, dal punto di vista aerodinamico, soffrono l’altitudine. Chi impara a pilotare in alta quota accumula una grossissima esperienza. Per questo, il nostro reggimento è attivo nei teatri in quota, come l’Afghanistan. In tal senso, Bolzano è considerata una base strategica, perché anche gli altri reparti dell’aviazione vengono ciclicamente qui ad addestrarsi nel volo in montagna». Il reggimento conta su 20 elicotteri, di cui 13 a Bolzano, e 400 uomini, fra qui e Torino. Come tutte le unità dell’esercito è proiettabile, nel senso che deve essere in grado di abbandonare la sede stanziale e rischierarsi in una zona di operazioni. E per questo servono pure i servizi logistici, come antincendio, meccanici, attendamenti e via discorrendo. A Bolzano, anche se non sono più i tempi pionieristici dell’elisoccorso e ora volano Aiut e 118, continuano le esercitazioni con soccorso alpino e Croce rossa. E se serve, per le calamità naturali, gli AB sono sempre pronti a partire. Lo hanno fatto molte volte, tanto che lo stendardo del reggimento, pur essendo il più giovane di tutti, è in assoluto quello insignito dal maggior numero di decorazioni di tutta l’aviazione.
Tutto bello, stuzzichiamo Arrighi, ma quei “ferri vecchi” di AB 205? «Fanno molta scena gli elicotteri d’attacco visti nei film, gli Apache e i Mangusta, ma sono destinati a morire. In futuro non esisteranno più, perché ci saranno i droni, senza pilota. Questi elicotteri, invece, serviranno sempre, per trasportare e paracadutare le truppe».(da.pa)


