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BOLZANO. La "lex Benko" cambia la città. Oggi via Perathoner, domani via Galilei. E dopodomani? «Sono previste almeno tre macro aree di riqualificazione - rivela Chiara Pasquali - l'altro lato nord della vecchia Zona industriale, viale Druso sud e le caserme».
Ma attenti, dice l'assessora: «non è Benko o Podini a decidere, siamo noi, è il Comune. Il come lo stabiliremo, e l'abbiamo stabilito già per quello dell’areale, dopo aver visto il nuovo progetto. Il dove è scritto. E lo è nero su bianco nel Masterplan».
E per capire cosa accadrà intorno al Twenty, con i 100 milioni che la Podini Holding ha messo sul tavolo, basta riguardarlo quel libro dei sogni. Sogni che, passo dopo passo, si apprestano a divenire realtà in groppa a una norma nata nella crisi di liquidità pubblica: pedonalizzazione di via Galilei, creazione di una striscia verde di connessione nord-sud e spostamento del traffico sull’asse di via Siemens che collegherà Bolzano sud e ponte Roma bypassando con un ansa a est via Galilei. La precondizione per attivare la legge 55 per i Pru (i piani di riqualificazione urbana) prossimi venturi? Che vi sia contiguità tra terreni privati e pubblici e che si rispetti la tipologia degli insediamenti. Largamente anche commerciali in via Alto Adige, quasi esclusivamente di servizio-abitativi di fronte al Twenty, misti altrove. E questo schema rivela anche quello si sta preparando a proporre la Podini holding col suo "South point" denso di alloggi e strutture di uso pubblico.
La lex Benko funziona, assessora?
«Visto? E visto pure quanto ingeneroso è il nomignolo che avevano affibbiato alla legge 55 quinquies. Dopo Benko se ne sono serviti gli imprenditori del gruppo Oberrauch e adesso il bolzanino Podini. Aspetto altri ancora. E fatemi togliere un altro sassolino..».
Prego.
«Ho sentito frasi del tipo "nuovo megastore anche per Podini". Niente di vero. La proposta riguarderà solo alloggi e servizi e solo in minima parte il commerciale. E questo non solo perché l'ha deciso il proponente ma semplicemente perché questo prevede il Masterplan. Lì si abiterà, altrove si acquisterà».
È lo spirito della legge?
«È la sua sostanza. I privati propongono, offrono progetti per aree pubbliche ma dentro gli schemi insediativi previsti dalle istituzioni. In particolare il Masterplan e i paletti che metteremo anche in questo caso».
Ma quali sono, concretamente, i tempi previsti per il progetto Podini?
«Quelli già sperimentati per via Perathoner. La norma parla di 30 giorni dal giorno in cui riceveremo ufficialmente la proposta per avere il nostro parere. Quello della giunta intendo».
Li rispetterete o, come per Benko-Oberrauch ve la prenderete comoda?
«Dico subito che ci metteremo più tempo. Un mese è troppo poco. E la legge non è perentoria. Occorre far e le cose per bene anche se in via Galilei le questioni da analizzare mi sembrano, a occhio, più semplici».
Podini vi farà una proposta anche sul circa 25% del terreno che è di proprietà comunale...
«Lo so. E anche in questo caso punteremo ad una stima che valorizzi il patrimonio pubblico.
I vigili urbani andranno nella nuova torre prevista nel South point?
«Piano. Non è ancora il momento di fare ipotesi e trarre conclusioni. Si tratta di passaggi che si valuteranno dopo che saranno state definite le cornici urbanistiche del progetto».
E il ponte del Twenty?
« Ci dice che la pedonalizzazione di tutta quell'area è possibile. Come pure, mutatis mutandis in via Stazione».
Podini, dunque, sembra destinato a fungere da apripista. Altri imprenditori potrebbero decidere presto di seguire il suo esempio.
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