IL CASO

Il consiglio provinciale ripristina il nome «Alto Adige»

Legge europea, approvato il ritorno della denominazione. In aula parlano solo Knoll e Myriam Atz Tammerle, gli altri concordano di stare in silenzio

di Francesca Gonzato

BOLZANO. Il caso «Alto Adige» è chiuso. E la Stf ieri è stata completamente isolata in aula. Segnale lanciato forte e chiaro.

Nella legge provinciale europea tornano le dizioni «Alto Adige» e «altoatesini», cancellate a metà ottobre dalla versione iniziale su proposta della Stf, con i voti anche della Svp. Bufera politica e dietro front con il disegno di legge proposto dal presidente Arno Kompatscher e approvato venerdì nella seduta notturna.

Annunciando la nuova legge, Kompatscher aveva annunciato che la Svp dovrà essere più cauta quando si tratterà di decidere se aderire o meno in aula a iniziative della Stf. E così è stato. Nella legge europea l’intervento della Stf in ottobre aveva sostituito «provincia di Bolzano» ad Alto Adige e altoatesino della versione iniziale.

Le due dizioni sono ora tornate. Oltre alla opportunità politica, andava evitata l’impugnazione davanti alla Consulta annunciata con irritazione dal ministro delle Regioni Francesco Boccia perché il testo tedesco con Südtirol deve essere allineato al testo italiano.

Infatti il disegno di legge garantirà, si legge nella relazione di Kompatscher, «la piena corrispondenza dei testi nelle due lingue». Il punto politico della serata è stato il comportamento tenuto da tutti i gruppi nei confronti della Stf. Hanno parlato solo Sven Knoll e Myriam Atz Tammerle, naturalmente contrari al ripristino di Alto Adige. «Si metta almeno Alto Adige/Südtirol», ha detto Knoll .

Nessun altro consigliere è intervenuto, e non a causa dell’ora tarda. La legge è stata approvata con 29 sì, 3 no e 2 astensioni. Il terzo no, accanto ai due Stf, è arrivato per errore da Giuliano Vettorato (Lega), che dice «problema tecnico, l’ho fatto mettere a verbale». Il silenzio in aula è stato frutto di una intesa trasversale, concordata anche con Kompatscher. «È stato giusto isolare la Stf, dando un segnale inequivocabile. Basta attacchi alla convivenza», dice Sandro Repetto (Pd). In silenzio anche Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore), che aveva cavalcato il caso nazionale: «Ci sarebbe stato molto da dire, ma è stato ancora più interessante lo spettacolo dei due consiglieri della Stf che parlavano da soli, finalmente nell’indifferenza generale». La sintesi di Brigitte Foppa (Verdi): «Le posizioni estreme vanno isolate. Raramente ci si riesce con tale nettezza». I Freiheitlichen si sono astenuti. Spiega Andreas Leiter Reber: «Alto Adige è un nome condannabile dal punto storico, ma su questo tema serve una discussione seria, mentre regolarmente Knoll e Urzì giocano a fare i salvatori della patria».