BOLZANO. Ci mancava la Nasa al Techpark di via Volta. Adesso ci sarà. O meglio: ha telefonato al "Noi" a Bolzano, zona Eurac, dalla Florida e ha chiesto informazioni su quello che sta succedendo e la possibilità di usufruire di laboratori sperimentali. «Ha chiamato anche l'Esa» confessano al Polo. Che sarebbe anch'essa agenzia spaziale, ma quella europea. Dire che il "Noi" sta decollando è facile metafora ma che s'avvicina ad una possibile realtà. E uno dei volani di questo scenario è stato appena presentato: una Wundermachine l'hanno definita in coro Arno Kompatscher, Ulrich Stofner (direttore Bls), Stephan Ortner (direttore Eurac) e tutto lo staff di ricerca avanzata. E una «macchina dei miracoli» è infatti «TerraXcube», in sostanza un simulatore che è in grado di riprodurre al suo interno le condizioni che più estreme non si può sul pianeta: dal gelo oltre ogni immaginazione al caldo insopportabile del Sahara o del deserto dei Gobi. Una “stanza” che sarà in grado di indurre accelerazioni inimmaginabili nel settore della ricerca industriale avanzata (automotive, oleodinamica, test su tessuti e tessile per protezioni estreme, agricoltura di frontiera) e poi ricerca ecologica (impatto dei cambiamenti climatici, eventi estremi sugli ecosistemi alpini) e infine medicina (quella d'emergenza in montagna o ovunque vi sia clima infernale, ipotermia, scenari estremi in zone remote). Per capire il livello, "terraXcube" è un'entità che non esiste al mondo. «La completeremo e la porremo a disposizione delle aziende e dei ricercatori tra un anno nel settembre del 2018» hanno promesso. Veloci perché con quello che costa la camera dei miracoli sarà lì dentro che il "Noi" potrà iniziare a rientrare dai suoi poderosi investimenti (almeno 100 milioni).

Cosa costa “terraXcube”?

«Quasi 4 milioni e mezzo» ha rivelato il Kompatscher. Ma anche che l'interesse c'è, anche per via del business plan elaborato dalla direzione del Polo tecnologico: «Anche l'Iveco con il suo peso internazionale è pronta a chiedere di poter usufruire dei nostri laboratori».

È la punta di diamante rispetto alle aspettative legate all'attrattività dell'intero sistema-Techpark e anche alla sua capacità di internazionalizzazione.

Il “cubo” - in costruzione - avrà pareti di cemento alte come un palazzo di due piani, tanto che un gatto delle nevi potrà entrarci e manovrare. Potranno viverci 15 persone per 45 giorni testando nel frattempo mezzi, tessuti, impianti, medicinali, operazioni di soccorso estreme, resa dei prodotti agricoli e industriali rispetto a sollecitazioni inimmaginabili sul terreno. «Studiare le reazioni fisiologiche in quota e a bassissime temperature - hanno detto Ortner e Hermann Brugger di Eurac Research - è un'impresa spesso ardua. L'anno scorso una valanga ha sfiorato me e altri colleghi a Cervinia, nel luogo dove stavamo conducendo uno studio». Domani sarà possibile farlo sotto controllo. In una "stanza" dotata di provviste. monitor, bagni, sorveglianza delle reazioni. Potevano aprirlo solo alla ricerca il loro "cubo", invece al “Noi”, sarà disponibile soprattutto per le aziende. É con loro che la Provincia proverà ad accelerare sul piano dell'attrattività. Anche la collocazione della camera del futuro è significativa. Il cantiere per costruirla è collegato all'edificio "D1" da cui si dipartiranno i moduli , verso l'area sud del Polo, dove troveranno posto le aziende private che chiederanno di affittare i loro spazi e uffici e laboratori accanto agli istituti di ricerca pubblici che già hanno trovato posto nel Black Monolith e nelle altre strutture frontali ex Aluminia. Andrea Villani, ricercatore Eurac, ha tracciato gli scenari che potranno riprodursi nel cubo. Vento, pioggia, neve, temperature e situazioni l'uomo non potrebbe sopportare a lungo "in natura". Ma con le quali, invece, potrà finalmente convivere. Un nuovo mondo è tra noi. Magari capace di preludere al prossimo allunaggio.

(p.ca.)