BOLZANO. «Social media non solo vietare»: il Forum prevenzione accoglie con favore il dibattito per un internet più sano.«L’attuale dibattito europeo sull’età minima di 13 anni per l’accesso ai social media è assolutamente necessario», riferisce il Forum. Un gruppo di esperti istituito dalla Commissione Ue propone una regolamentazione di ampia portata, che va oltre le semplici piattaforme social: si raccomandano controlli dell’età diffusi in rete. Si tratta, riferisce il Forum, sostanzialmente di un’idea di accesso a internet «differenziato per fasce d’età», sulla cui attuazione legislativa sta deliberando la Commissione Ue.

Dal Forum arrivano però alcune perplessità riguardo alle proposte del gruppo di esperti. Esiste il rischio, si legge nella presa di posizione, «che vengano bloccate anche piattaforme culturali rilevanti per bambini e adolescenti, siti di notizie o offerte digitali di educazione (su sessualità, salute mentale o critica sociale)». E poi, «chi decide quali contenuti i giovani possono vedere? Se al potere arrivano governi antidemocratici, sistemi di controllo e filtraggio onnicomprensivi potrebbero essere facilmente strumentalizzati per la censura politica».

Tra gli altri rischi viene citata la fuga verso piattaforme non regolamentate: «Blocchi rigidi sulla rete regolare potrebbero spingere gli adolescenti verso piattaforme incontrollabili, completamente al di fuori del radar di genitori, media e associazioni per la tutela dei minori e dei dati».

La strada di gran lunga migliore e più sostenibile, sottolinea il Forum, «consiste nell’obbligare per legge le piattaforme, le applicazioni di intelligenza artificiale e i videogiochi a disattivare i design manipolativi che generano dipendenza, e a renderli responsabili per la diffusione di odio, violenza e contenuti manipolativi».

Inoltre, è la conclusione, «lo sguardo non deve restringersi solo al digitale. Serve un investimento sociale complessivo. Occorre investire con costanza in programmi di prevenzione per giovani e adulti (come, ad esempio, il "Patentino dello Smartphone"), per rendere tutti i gruppi della popolazione preparati e resilienti nel mondo digitale».