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BOLZANO. "Quello di Bolzano sarà il primo carcere privatizzato d'Italia. Bene. Paga la Provincia, lo gestirà un'impresa. Ma male tutto il resto. Chi controllerà le norme di convivenza, in che modo saranno garantiti i diritti? Qui hanno già deciso tutto ma non alla luce del sole. Ho l'impressione che l'abbiano fatto nascosti in un sottoscala". Franco Corleone è appena uscito da via Dante. Ha visto le celle, ha parlato con i detenuti, gli agenti. Ha visto don Bertoldi pagare di tasca sua le magliette di ricambio per chi non può permettersele. Ma il "garante delle carceri" (lo è ufficialmente della Toscana ma coordina gli altri garanti in Italia ed è stato sottosegretario alla Giustizia dal '96 al 2001), guarda con attenzione all'oggi ma ancor più al domani. E il domani, per noi, è il nuovo carcere. Ora Bolzano ha 80 detenuti. Molti, moltissimi sono gli stranieri (54), 34 quelli con reati legati alla tossicodipendenza o a quella alcolica. "Nel nuovo ci sarà posto per 220 - dice- . Che facciamo? Li andiamo a prendere in Tirolo per riempire le celle?". E dunque, forti perplessità sul progetto. E non solo in prospettiva. Già adesso.
Perché guarda con preoccupazione alla nuova casa circondariale?
"Innanzitutto perchè è vicina all'aeroporto. Anche a Trento l'hanno fatta vicina all'autostrada. E dunque lontani dalla città. E' un errore. Bisogna dialogare con queste strutture".
Ma non è solo questo, no?
"No, perché penso che il primo caso in Italia di privatizzazione di un carcere meriterebbe una discussione più approfondita. E invece è stato tutto deciso:progetto, bando. E senza che nessuno sappia quali criteri sono stati adottati per regolare il rapporto tra un gestore privato e i detenuti. Come sarà gestito il diritto alla privacy, all'affettività. Con quali supporti psicologici e tecnici."
Ma le carceri statali non è che funzionino benissimo...
"Alcune no. Spesso per mancanza di fondi. Ma lì almeno esistono le leggi."
Ci sono rischi coi privati?
"Faccio solo un esempio. A San Vito al Tagliamento hanno fatto il loro bell'appalto. Poi si è scoperto che i privati che l'avevano vinto erano gli stessi in galera per il Mose. E' dagli anni Novanta che le "carceri d'oro" sono un problema".
Forse qui siamo più virtuosi, o no?
"Non c'entra la virtù. Nessuna discussione significa poche garanzie. Pensi alla libertà religiosa nelle celle, alle visite prolungate dei parenti. Dove sono le regole per Bolzano? Chi le ha scritte? Semmai siano state scritte".
In Italia ci sono sempre meno detenuti...
"E' vero. La depenalizzazione dei reati legati alla Fini-Giovanardi e non solo, hanno fatto scendere il numero da 68mila a 45mila. E scenderà ancora. In Olanda hanno chiuso sette strutture. In sostanza va ripensata tutta la politica carceraria. Meno carceri ma più moderne, fatte meglio. Che puntino al reinserimento. Tutti questi temi sono stati pensati per Bolzano? Assolutamente no. C'è opacità sui criteri. Poca chiarezza sugli obblighi cui dovrebbe essere tenuto chi prenderà in gestione un'istituzione così sensibile. Spesso il carcere è rifugio dei deboli. Temi importanti. Perché la Provincia non apre un confronto? Sono qui e aspetto che lo facciano". (p.ca)
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