BOLZANO. Le prime valutazioni della Procura distrettuale di Trento sulla presunta cellula jihadista con base a Merano si sono rivelate clamorose: su 17 ordinanze di custodia cautelare emesse provvisoriamente dal giudice delle indagini preliminari di Roma ben 7 sono state dichiarate inefficaci in quanto la Procura di Trento non ne ha chiesto neppure la conferma. Questo significa che per sette indagati i magistrati trentini (il procuratore capo Amato ed i sostituti Ognibene e Profiti) a differenza dei colleghi romani hanno ritenuto il quadro indiziario assolutamente insufficiente a giustificare un provvedimento cautelare in carcere. In altre parole mancherebbero quei “gravi indizi di colpevolezza” che il codice richiede per far scattare qualsiasi provvedimento cautelare. Sulla base di questa valutazione sono stati scarcerati due indagati iracheni: si tratta di Kaml Hama Mahmoud, trentunenne residente a Merano (che era detenuto a Trento) e Goran Fatah Mohamad, 29enne nativo di Kirkuk (che si trovava in carcere a Bolzano). E’ stata dichiarata inefficace l’ordinanza anche nei confronti di Ibrahim Jamal, 31enne iracheno (alias Barzan, alias Hitler) che non era stato arrestato in quanto “latitante” posto che si troverebbe in Siria a combattere per l’Isis. Sugli altri indagati la Procura distrettuale di Trento ha chiesto la conferma della custodia in carcere ma il giudice delle indagini preliminari di Trento Francesco Forlenza si è per il momento riservato la decisione. Anche sotto il profilo procedurale sono emerse parecchie perplessità sull’inchiesta romana che è stata avviata nel 2010 e si sarebbe conclusa nell’estate del 2014 con la richiesta di emissione di 17 provvedimenti cautelari per presunta pericolosità degli indagati in relazione all’articolo 270 bis del codice penale (associazione con finalità di terrorismo anche internazionale). Per arrivare all’ordinanza del Gip di Roma (1300 pagine) si deve però attendere sino al luglio 2015 quando il giudice romano pur dichiarandosi incompetente territorialmente, firma provvisoriamente gli ordini di arresto richiamandosi all’urgenza di intervenire. L’ordinanza, però, viene eseguita solo quattro mesi dopo per la necessità di tradurla nella lingua degli indagati, cioè il curdo. Ora gli atti sono approdati a Trento. Che il gruppo abbia svolto una certa attività di prosilitismo sembra accertato. L’indagine però sarebbe carente si prove sui contatti reali con il terrorismo internazionale legato all’Isis. L’inchiesta è quasi totalmente basata su intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche ma spesso non vi sarebbe alcun riscontro concreto dei contenuti di alcuni messaggi. A carico di Goran Fatah Mohamad, ad esempio, ci sono dichiarazioni compromettenti che giungono da Nauroz Rahman Abdul che però molti ritengono un megalomane poco attendibile. E a parte un viaggio in Iraq (ammesso) Fatah non si sarebbe mai recato in Norvegia al seguito del mullah Krekar dal quale avrebbe anche preso le distanze.

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