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BOLZANO. Aumentano gli iscritti e il patrimonio, ma calano i rendimenti. Colpa della crisi, alla quale però il fondo pensione Laborfonds sta resistendo bene. Per la prima volta il rendimento medio storico del fondo scende sotto quello del Tfr, ma considerando la tassazione favorevole e i contributi dell'azienda il Laborfonds resta comunque l'opzione più conveniente. Il rendimento del Tfr negli ultimi dieci anni è appena superiore al 3%. Quello della linea bilanciata del Laborfonds, alla quale aderisce il maggior numero di dipendenti (88mila sugli oltre 113mila complessivi), è invece scesa al 2,54%. «Ma - avvertono i gestori del fondo - questo confronto non tiene conto di due fattori: la possibilità di dedurre fiscalmente fino a 5.140 euro e il contributo aggiuntivo del datore di lavoro». Insomma, il Laborfonds conviene. «E in ogni caso - sottolinea il presidente Josef Hofer - considerando le perdite registrate sui mercati finanziari la performance del Laborfonds è comunque positiva». Lo dimostrano anche i numeri relativi ai nuovi soci - le adesioni sono state oltre cinquemila a fronte di circa tremila uscite - anche se i vertici del Laborfonds puntano a migliorare. «Da una parte - spiega Hofer - il tasso di adesione di potenziali aderenti è superiore al 50% contro una media nazionale che è pari al 20%, ma questo significa anche che circa la metà dei dipendenti che potrebbero iscriversi al Laborfonds non lo hanno ancora fatto». C'è da recuperare soprattutto sui giovani: gli under 34 rappresentano appena il 21% degli iscritti: «Un numero - dice Hofer - che va assolutamente migliorato». Frenata sugli investimenti a favore dei progetti locali («le attuali normative non ce lo consentono», dice il presidente che comunque giudica interessante soprattutto il progetto relativo al "Bausparen", il risparmio edilizio), la vera sfida è costituita dalla riforma delle pensioni. Ne ha parlato l'assessore regionale competente Martha Stocker: «Da una parte dobbiamo sensibilizzare maggiormente i giovani, perché in futuro una pensione complementare sarà sempre più fondamentale. Dall'altra ci preoccupa molto l'aumento dell'età pensionabile: quando la riforma del governo Monti andrà a regime, l'assegno previdenziale non sarà pagato prima dei 66 anni di età. Ma quanta gente lavora ancora fino a quell'età? Stiamo valutando la possibilità di erogare almeno l'assegno di previdenza complementare in anticipo sull'età pensionabile». Un progetto da approfondire, così come quello di investire sui mercati emergenti, possibilità oggi vietata dal decreto ministeriale 703/96 sui fondi pensione. Nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, le previsioni sono comunque positive: «Il 2011 è stato molto turbolento e il 2012 sarà ancora un anno complicato, ma tutto sommato siamo ottimisti», dicono i vertici di Laborfonds e dei fondi ad esso collegati.
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