BOLZANO. «Stiamo raccogliendo ulteriori documenti che provano che ci sono state una serie di irregolarità procedurali nell’assurda vicenda che sta travolgendo Alex Schwazer: faremo di tutto per dimostrarlo». Anche in un afoso sabato di giugno, l’avvocato Gerhard Brandstätter è nel suo studio di via Streiter, perché il tempo a disposizione è poco: il 5 agosto iniziano le Olimpiadi di Rio, ma entro metà luglio bisogna effettuare l’iscrizione degli atleti. Al momento la positività al testosterone sintetico, emersa dall’analisi delle urine effettuate all’interno della sezione antidoping dell’Istituto di Biochimica dell’Alta scuola sportiva di Colonia in Germania, escluderebbe dalle competizioni il marciatore di Calice, tornato alle gare a primavera dopo un periodo di squalifica per doping alla vigilia delle Olimpiadi di Londra (nel 2012 era risultato positivo all’eritropoietina).

Ma né Schwazer né il suo allenatore Sandro Donati hanno intenzione di arrendersi. Ieri mattina, come annunciato, il legale di Schwazer - oro olimpico a Pechino nel 2008 nella 50 chilometri di marcia - ha depositato in Procura una denuncia penale (per il momento contro ignoti) in cui si ipotizzano i reati di frode sportiva e falso. Il 5 luglio ci saranno le contro analisi sulla provetta contestata dalle quali però non ci si aspetta che una conferma di quanto già emerso.

«Entro martedì - spiega Brandstätter - scriveremo una lettera alla Iaaf (Associazione internazionale delle federazioni di atletica, ndr), con tutte le incongruenze di cui siamo venuti a conoscenza, chiedendo che venga annullata la procedura contro Schwazer per precludergli la partecipazione alle Olimpiadi di Rio e di non sospendere l'atleta: sarebbe una gravissima ingiustizia nei confronti di un campione che a suo tempo ha sbagliato, lo ha ammesso e con le sue dichiarazioni è diventato un personaggio scomodo».

“Scomodo” come il suo allenatore Donati, una vita dedicata a combattere contro il doping, al centro nei mesi scorsi di polemiche durissime nei confronti della Iaaf e della Wada.

Brandstätter racconta di un atleta che negli ultimi anni ha fatto “enormi sacrifici” per tornare a gareggiare ad altissimi livelli contro i fortissimi cinesi oggi allenati dal suo ex coach Sandro Damilano: «A Innsbruck lavorava come cameriere per mantenersi e a Roma viveva in un modesta camera di albergo. Per quale motivo avrebbe dovuto rovinare tutto - lui che ha dato la disponibilità a sottoporsi ai controlli 24 ore su 24 e ne ha fatti 65 risultati tutti negativi - assumendo testosterone sintetico per altro in quantità minime e quindi irrilevanti per il miglioramento delle prestazioni. Oltre al fatto che questa è una sostanza che non serve ad aumentare le performance di uno sport di resistenza com’è appunto la marcia».

E allora come si spiega la presenza di testosterone sintetico nelle urine di Schwazer il primo gennaio? Tra le ipotesi avanzate venerdì dallo stesso legale e che ha suscitato una serie di ironie sui social, c’è quella riconducibile ad una Fiorentina che l’atleta avrebbe mangiato a Capodanno.

«Virtualmente - dice Brandstätter - è possibile una contaminazione alimentare e può avvenire con le modalità più disparate. Ma non sarà questa la nostra tesi difensiva. Noi puntiamo su una serie di irregolarità che stanno emergendo da questa vicenda. Tra cui le anomalie nella tempistica: gli esiti dei test si sapevano già a fine aprile, ma sono stati comunicati solo il 21 giugno. Ovvero in prossimità della scadenza dei termini per presentarsi alle Olimpiadi.