BOLZANO. La mostra da poco in corso nel foyer del Nuovo Teatro di Piazza Verdi ha svelato, in una immagine in bianco e nero del vecchio, cos'erano quelle conchiglie di pietra con testa di leone: bellissime, quand'erano al loro posto. E cosa sono oggi: delle discariche. Sono in piazza Mazzini, in qualche modo collegate ai monoliti che nascondono gli ingressi del garage. Ma il tempo e l'incuria le hanno ridotte così. Prima, facevano bella mostra di sè all'ingresso del Teatro Verdi. Muti testimoni di una Bolzano in piena rinascita, di stagioni teatrali anteguerra ma pure reduci della stagione delle bombe, salvatisi per miracolo dalla devastazione della loro antica casa madre. Insomma, fanno pienamente parte della storia urbana e fa molta rabbia vederle così: intoccate dopo le esplosioni ma devastate oggi dai bolzanini. E dunque? «Proviamo a trovar loro un nuovo luogo per valorizzarle» dice Sandro Repetto assessore alla cultura del Comune. Che sarà il Museo civico. Quasi sicuramente nei suoi spazi ancora tutti da destinare, probabilmente nel cortile appena riqualificato. Il progetto, ancora solo abbozzato, prevede di creare proprio nel Civico uno spazio per la “Bolzano del Novecento”. Non sarà facile. «Dovrò discutere molto col Museum Verein. Far digerire questa idea...». aggiunge Repetto. Vuol dire anche che a Bolzano esistono ancora resistenze nel considerare pienamente "storiche" e dunque degne di conservazione e studio anche tutte quelle testimonianze che tengono insieme il secolo delle guerre e dei conflitti, dei confini che andavano e venivano e dei regimi. Si tratta invece di reperti dispersi che meriterebbero una collocazione organica e uno studio e un riordinamento complessivo. Non solo le conchiglie leonine del teatro che stanno a scavalco tra Tirolo asburgico e italiano ma anche, ad esempio, la lupa e il leone di piazza Vittoria che lo stesso sindaco non vorrebbe portare nel museo del Monumento accanto alle aquile di ponte Druso ma proprio al Civico. Poi c'è l'aspetto di degrado urbano. Evidentemente, non è stata felice la scelta di porle in una piazza poco vissuta, molto di transito e con una frequentazione particolare. A questa scelta si è sommata l'inciviltà. Ma anche l'assenza, da parte del Comune, di una qualche traccia, un segno di riconoscimento posto vicino ai reperti per far comprendere la loro storia, impedendo così di dimenticarli come fossero tombini. (p.ca.)