VAL D’ULTIMO. Le montagne che orlano il paese di San Pancrazio ieri erano avvolte da nubi basse, quasi a reclamare discrezione. Un loro ragazzo, Armin Laimer, due giorni fa ha perso la vita. A ventotto anni, a trecento metri da casa, quel Laugenhof dove stava rientrando utilizzando la teleferica. Lontano dal centro abitato, nella frazione di Bagni di Mezzo sprofondata nel grigio mesto dell'indomani della tragedia, apposta dai carabinieri di Lana su una piccola costruzione in legno che funziona da stazione a valle spunta a segno del dramma la notifica del sequestro giudiziario. Da qui, da questa postazione in mezzo al bosco, il 28enne era salito sul veicolo dell'impianto che lo ha tradito. L'aveva fatto altre volte, forse.

L'alternativa per salire al maso era piuttosto lunga. Circa tre quarti d'ora di automobile, dicono in paese, tanto sterrato. La scelta della soluzione più breve gli è stata fatale. Durante la corsa la fune si è spezzata facendolo cadere nel vuoto da un'altezza di 4-5 metri. Erano le 15.40 di martedì. Il tonfo con il suolo, poi un'altra ventina di metri di ruzzolone lungo il pendio. Avrebbe dovuto raggiungere la famiglia al maso, Armin, a quota 1.327 metri, dove approdava quella teleferica che, a quanto pare, era adibita esclusivamente al trasporto di materiali. Una fra le tante, una fra le centinaia di simili che puntellano queste montagne.

«Una volta chiesi di utilizzarla per scendere dal maso - ci informa un residente - ma ricevetti in risposta un diniego». Il Laugenhof si trova sul versante meridionale della valle, all'incirca a metà fra gli abitati di San Pancrazio e di Ultimo, sotto il monte Luco. La nebbia che insisteva ieri in zona era la stessa che ha impedito, il giorno precedente, l'arrivo dei soccorsi in elicottero. Il giovane contadino è stato raggiunto via terra con un'operazione difficile, sotto il nevischio, coinvolgendo oltre agli uomini della Croce bianca e al medico di servizio anche i volontari del «Bergrettungsdienst» di Ultimo. Si sono inerpicati per il declivio portando a braccia le attrezzature. Raggiunto il giovane, i sanitari hanno provato a lungo a strapparlo dalla morte. Ma alla fine Armin Laimer si è arreso alle lesioni. Lo piange la famiglia: i genitori e le tre sorelle. Lo piange una comunità, nella quale unanimemente si ricorda un bravo ragazzo che conduceva vita piuttosto riservata, un giovane contadino con una seconda occupazione al centro di riciclaggio comunale, dove due volte la settimana lavorava per conto dell'associazione «Maschinenring» che gestisce il servizio. Una comunità ieri avvolta dalla nebbia, e dal dolore.