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Bolzano. «il più giovane aveva nove anni. su un biglietto, nel suo linguaggio da bambino, aveva scritto il perché di quella scelta irrevocabile. definitiva. abbiamo in media un suicidio alla settimana; a cui si aggiungono - da uno a tre al giorno - tentativi falliti. in base ai dati astat, nel 2018, il male oscuro della depressione ha fatto in alto adige 42 vittime (pari ad un tasso di 7,9 persone ogni 100 mila abitanti). nonostante negli ultimi anni si stia registrando un calo, sono sempre troppi. anche perché abbiamo un tasso medio che è doppio rispetto al resto del paese». questi numeri spiegano perché roger pycha - primario di psichiatria a bressanone e coordinatore della rete per la salute mentale dell’asl - assieme ad altri rappresentanti della rete di cui fanno parte anche caritas, forum prevenzione, telefono amico - in questi giorni abbia incontrato waltraud deeg, assessora alle politiche sociali, e thomas widmann, assessore alla sanità. obiettivo: chiedere alla provincia di investire di più nella prevenzione.
Il volontariato
«La Rete - spiega Pycha - fa molto, ma si basa soprattutto sul volontariato: non basta. Dobbiamo creare qualcosa di più strutturato: va predisposto un Piano e c’è bisogno di una legge in materia di prevenzione. Abbiamo calcolato che servano 150-200 mila euro l’anno. Dobbiamo muoverci a livello locale, perché in ambito nazionale il problema è poco sentito, visto che il fenomeno ha dimensioni - per quanto gravi - più contenute in termini di numeri. Se negli ultimi anni c’è stato un calo delle vittime, lo si deve anche al lavoro fatto dalla Rete di prevenzione. Adesso però serve il salto di qualità. Anche perché - rispetto al passato - oggi ci sono i social, dove se da una parte si possono trovare informazioni e indirizzi utili a cui rivolgersi per chiedere aiuto; dall’altra ti spiegano anche come chiudere facilmente la partita con una vita il cui peso è divenuto insopportabile».
La seconda causa di morte
Uno sforzo in più - questo è quello che chiedono alla politica - dal momento che il suicidio è la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali, per i giovani fino a 25 anni. Pycha pensa a corsi di Pronto soccorso della psiche per forze dell’ordine, sacerdoti, insegnanti, perché sappiano come comportarsi in situazioni di emergenza; oltre a programmi scolastici ad hoc per distinguere la piccola crisi depressiva legata all’adolescenza dalla malattia conclamata. Individuare e curare in tempo la depressione può evitare che la persona faccia scelte estreme, visto che da una ricerca condotta a livello locale è emerso che il 55% delle vittime soffriva di depressione; un altro 25% aveva problemi di alcol.
L’incidenza
Ma c’è bisogno anche di investire di più nella ricerca per capire ad esempio, perché il fenomeno abbia una maggiore incidenza sul gruppo ladino; segue quello tedesco e riguardi in maniera minore il gruppo italiano. «Secondo la mia esperienza - dice Pycha - una motivazione è di tipo caratteriale: in genere gli italiani sono più estroversi e questa capacità di “gridare” li aiuta. I tedeschi invece - sempre parlando in generale ovviamente - sono più introversi e ciò fa sì che spesso e volentieri, il male oscuro che li consuma dentro, non si veda all’esterno. Quando accade, è tardi».
Il volontariato
«La Rete - spiega Pycha - fa molto, ma si basa soprattutto sul volontariato: non basta. Dobbiamo creare qualcosa di più strutturato: va predisposto un Piano e c’è bisogno di una legge in materia di prevenzione. Abbiamo calcolato che servano 150-200 mila euro l’anno. Dobbiamo muoverci a livello locale, perché in ambito nazionale il problema è poco sentito, visto che il fenomeno ha dimensioni - per quanto gravi - più contenute in termini di numeri. Se negli ultimi anni c’è stato un calo delle vittime, lo si deve anche al lavoro fatto dalla Rete di prevenzione. Adesso però serve il salto di qualità. Anche perché - rispetto al passato - oggi ci sono i social, dove se da una parte si possono trovare informazioni e indirizzi utili a cui rivolgersi per chiedere aiuto; dall’altra ti spiegano anche come chiudere facilmente la partita con una vita il cui peso è divenuto insopportabile».
La seconda causa di morte
Uno sforzo in più - questo è quello che chiedono alla politica - dal momento che il suicidio è la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali, per i giovani fino a 25 anni. Pycha pensa a corsi di Pronto soccorso della psiche per forze dell’ordine, sacerdoti, insegnanti, perché sappiano come comportarsi in situazioni di emergenza; oltre a programmi scolastici ad hoc per distinguere la piccola crisi depressiva legata all’adolescenza dalla malattia conclamata. Individuare e curare in tempo la depressione può evitare che la persona faccia scelte estreme, visto che da una ricerca condotta a livello locale è emerso che il 55% delle vittime soffriva di depressione; un altro 25% aveva problemi di alcol.
L’incidenza
Ma c’è bisogno anche di investire di più nella ricerca per capire ad esempio, perché il fenomeno abbia una maggiore incidenza sul gruppo ladino; segue quello tedesco e riguardi in maniera minore il gruppo italiano. «Secondo la mia esperienza - dice Pycha - una motivazione è di tipo caratteriale: in genere gli italiani sono più estroversi e questa capacità di “gridare” li aiuta. I tedeschi invece - sempre parlando in generale ovviamente - sono più introversi e ciò fa sì che spesso e volentieri, il male oscuro che li consuma dentro, non si veda all’esterno. Quando accade, è tardi».


