PHOTO
BOLZANO. «Non abbiamo più terreni. Nemmeno un metro quadrato. Ma c'è un meleto, oltre via Resia, da noi acquistato nel 2001, mai sbloccato. Sopra potrebbero sorgere una settantina di alloggi. Il Comune ci aiuti, ci era stato promesso che lì avremmo potuto costruire». Pagato 2 miliardi delle vecchie lire oggi è affittato a un contadino.Francesca Tosolini - presidente Ipes, l'Istituto per l'Edilizia agevolata, il 5 febbraio incontra sindaco e vicesindaco: «Dobbiamo fare chiarezza su una serie di questioni, sono certa che l'amministrazione ci starà a sentire. Ricordo che proprio il Comune ha stabilito un fabbisogno per Bolzano di mille alloggi sociali. Da qualche parte dobbiamo pur cominciare».
La lista della spesa è lunga.
Il meleto dimenticato.
Tosolini e Wilhelm Palfrader, direttore Ipes, ne ricostruiscono la storia. Era andata su per giù così. "Acquistatelo anche se è vede agricolo - avevano detto in vicolo Gumer - poi noi, con una variazione, lo trasformiamo in zona residenziale di espansione". Sembrava facile, sembrava fatta. L'Ipes si fida delle promesse e nel 2001 acquista 5.820 metri quadrati catastali nel verde agricolo tra Firmian e Casanova. Paga 2 miliardi delle vecchie lire per costruirci sopra 70 alloggi.Arriva maggio 2002. Il Comune fa sapere che sta avviando la modifica al Puc (piano urbanistico comunale). Passano cinque anni e non succede nulla. A giugno 2007 prima doccia fredda. L'allora assessore all'Urbanistica Silvano Bassetti comunica che non se ne fa più nulla: "La zona ha un vincolo paesaggistico la giunta ha deciso di negare la variante".L'Ipes abbozza, passano altri otto anni e nel 2015 torna a chiedere la variante. Seconda doccia fredda.
L'ex assessore all'Urbanistica, Luis Walcher, risponde picche: "C'è in piedi una tutele paesaggistica e poi già avete una nuova cubatura a Druso Est". Come dire, fatevela bastare. L'Istituto non si dà per vinto. «Non abbiamo mai mollato - dice Tosolini - e siamo tornati più e più volte a chiedere che la promessa data venisse mantenuta. Ci sono state più interlocuzioni ma la risposta è sempre stata negativa. Il 5 febbraio vediamo cosa ci dicono Claudio Corrarati e Stephan Konder».
Le sei palazzine di via Aslago
L'Ipes ha fame di terreni. «Vero - dicono Tosolini e Palfrader - dobbiamo sbloccare altre questioni. In via Aslago 7/3 abbiamo sei palazzine datate e ormai semivuote. Alcune sono di privati. Oggi ci sono poco più di 50 appartamenti, per realizzarne di più, come ci viene richiesto, è necessario che il Comune aumenti l'indice di cubatura». Il piano di vicolo Gumer di cui si parla ormai da anni punta ad abbatterle e riservare il 40% agli alloggi sociali, 40% all'edilizia agevolata (coop), 20% ad alloggi privati a prezzo calmierato. «Per passare dagli attuali 52 a 170-180 alloggi occorre però - chiude Tosolini - aumentare l'indice di cubatura. E ci servono soluzioni per le abitazioni private».
L'Ipes affamata di spazi
L'ormai famose torre in legno (circa 30 alloggi) di Druso Est-Prati di Gries è in gara d'appalto per l'aggiudicazione dei lavori. «La commissione sta valutando le offerte», dicono i vertici Ipes. Sono partiti invece i lavori per il complesso residenziale (più di 60 alloggi) che sarà creato sulle spoglie dell'ex convitto Josefsheim in via Castel Flavon ad Aslago.«Dobbiamo capire con la Provincia se abbiamo spazi di manovra nell'area dell'ex caserma Gorio ai Piani». Nulla di ancora definito per i Bagni di Zolfo, area di verde agricolo con destinazione alberghiera. Anche in questo caso serve una variante del Puc sia per costruire un'eventuale casa albergo, sia per nuovi alloggi sociali.


