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BOLZANO. Il Centro tutela consumatori utenti rileva "pesanti differenze" di prezzo per frutta e verdura al termine di una verifica sui prezzi di tre supermercati, dei mercati di via Rovigo e piazza Erbe, del punto vendita Frilo e dell'hard discount Lidl.
«La verifica - spiega Luca Marcon del Ctcu - è stata condotta rilevando i costi di ventisei prodotti dell'ortofrutta (quindici tipi di ortaggi e undici tipi di frutta) ed effettuando - qualora necessario - la media tra tutti i prodotti dello stesso tipo eventualmente venduti nel singolo punto vendita».
A Bolzano primo in classifica tra i punti vendita più cari compare di nuovo il mercato di via Rovigo, con il mercato di piazza Erbe secondo con il 2,3% di differenza in meno. Le difformità di prezzo rispetto all'offerta più conveniente raggiungono il 100% e in alcuni casi continuano a superare il 200%. Da 0,89 euro per i finocchi in vendita nell'hard discount si passa ad una media di 3,05 euro sulle bancarelle di via Rovigo. Appena più contenute le variazioni per la frutta. Da 0,99 euro per i meloni retati (venduti sempre all'hard discount) si passa alla media di 2,27 euro per gli stessi prodotti venduti invece al mercato di piazza Erbe.
Nel complesso, informa il Ctcu, un determinato assortimento di ortofrutta pagato in media 20 euro nei supermarket, si porta a casa da via Rovigo per 32,94 euro (da piazza Erbe per 32,18 euro) mentre costa rispettivamente 21,28 euro al punto vendita Frilo e 15,13 euro all'hard discount Lidl. Ma alla fine la sintesi è una sola. Due terzi dei soldi spesi per la frutta e la verdura ai banchi dei mercati rionali e metà di quelli pagati alle casse del supermercato servono esclusivamente a pagare la "filiera".
La differenza tra prezzo all'ingrosso e cartellino rivolto al consumatore è davvero consistente e per dimostrarlo il Ctcu è partito da un assortimento vario dal costo di 20 euro al supermercato. Bene, lo stesso paniere si porta a casa al Mercato generale di Verona pagando soli 10,10 euro, mentre in via Rovigo comporterebbe un esborso di 32,94 euro e 32,18 in piazza Erbe. Nel tragitto tra il Veneto e le bancarelle dell'Alto Adige i prodotti hanno praticamente triplicato il loro costo ed è proprio in questo meccanismo che si annidano le cause di un costo della vita particolarmente alto.
«Difficile darne una spiegazione univoca - spiega il curatore della rilevazione Luca Marcon - ma credo non si vada lontano puntando il dito contro i troppi passaggi necessari agli ortaggi prima di arrivare al cliente finale. Un proprietario di un banco al mercato, per intenderci, difficilmente può andare la mattina all'alba a Verona, quindi si affida probabilmente all'ingrosso bolzanino che già per conto suo effettua una prima scrematura e applica, chiaramente, un balzello di guadagno.
Ecco, il numero di questi passaggi è probabilmente troppo alto, ma è arduo pensare ad una mossa di sistema che possa abbatterlo. Ci sono, comunque, commercianti come "I Siciliani" che spesso vanno la mattina presto a Verona, ma sono scelte legate alla libera concorrenza e demandate al mercato».
«La verifica - spiega Luca Marcon del Ctcu - è stata condotta rilevando i costi di ventisei prodotti dell'ortofrutta (quindici tipi di ortaggi e undici tipi di frutta) ed effettuando - qualora necessario - la media tra tutti i prodotti dello stesso tipo eventualmente venduti nel singolo punto vendita».
A Bolzano primo in classifica tra i punti vendita più cari compare di nuovo il mercato di via Rovigo, con il mercato di piazza Erbe secondo con il 2,3% di differenza in meno. Le difformità di prezzo rispetto all'offerta più conveniente raggiungono il 100% e in alcuni casi continuano a superare il 200%. Da 0,89 euro per i finocchi in vendita nell'hard discount si passa ad una media di 3,05 euro sulle bancarelle di via Rovigo. Appena più contenute le variazioni per la frutta. Da 0,99 euro per i meloni retati (venduti sempre all'hard discount) si passa alla media di 2,27 euro per gli stessi prodotti venduti invece al mercato di piazza Erbe.
Nel complesso, informa il Ctcu, un determinato assortimento di ortofrutta pagato in media 20 euro nei supermarket, si porta a casa da via Rovigo per 32,94 euro (da piazza Erbe per 32,18 euro) mentre costa rispettivamente 21,28 euro al punto vendita Frilo e 15,13 euro all'hard discount Lidl. Ma alla fine la sintesi è una sola. Due terzi dei soldi spesi per la frutta e la verdura ai banchi dei mercati rionali e metà di quelli pagati alle casse del supermercato servono esclusivamente a pagare la "filiera".
La differenza tra prezzo all'ingrosso e cartellino rivolto al consumatore è davvero consistente e per dimostrarlo il Ctcu è partito da un assortimento vario dal costo di 20 euro al supermercato. Bene, lo stesso paniere si porta a casa al Mercato generale di Verona pagando soli 10,10 euro, mentre in via Rovigo comporterebbe un esborso di 32,94 euro e 32,18 in piazza Erbe. Nel tragitto tra il Veneto e le bancarelle dell'Alto Adige i prodotti hanno praticamente triplicato il loro costo ed è proprio in questo meccanismo che si annidano le cause di un costo della vita particolarmente alto.
«Difficile darne una spiegazione univoca - spiega il curatore della rilevazione Luca Marcon - ma credo non si vada lontano puntando il dito contro i troppi passaggi necessari agli ortaggi prima di arrivare al cliente finale. Un proprietario di un banco al mercato, per intenderci, difficilmente può andare la mattina all'alba a Verona, quindi si affida probabilmente all'ingrosso bolzanino che già per conto suo effettua una prima scrematura e applica, chiaramente, un balzello di guadagno.
Ecco, il numero di questi passaggi è probabilmente troppo alto, ma è arduo pensare ad una mossa di sistema che possa abbatterlo. Ci sono, comunque, commercianti come "I Siciliani" che spesso vanno la mattina presto a Verona, ma sono scelte legate alla libera concorrenza e demandate al mercato».
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