BOLZANO. Ecco che il governo ci ricasca. Evidentemente è un luogo comune che piace un sacco e quando è il momento buono, zac, il ministro di turno sfodera la soluzione ai problemi d’Italia: cancellare le autonomie speciali. Da questo dovrebbe discendere una pioggia di milioni che le regioni e province autonome si tengono nascoste nei materassi, pur di non cederli a Roma. Questa volta l’exploit è stato del ministro Boschi che, alla Leopolda, lo ha detto chiaro e tondo. Le autonomie speciali sono retaggi del passato che non hanno senso, se non quello di drenare risorse importanti per il resto del Paese. La cosa, come è facile immaginare, non è stata presa bene. Il governatore trentino Ugo Rossi ha chiamato Renzi «per esprimere il mio disappunto», liquidando l’uscita del ministro Boschi come «stanche litanie, peraltro nemmeno aggiornate». L’intervento più duro arriva da un collega di partito di Boschi, Bruno Dorigatti, questa volta però in veste di presidente del consiglio provinciale trentino. «Non è la prima volta e purtroppo non sarà l'ultima. Negli eleganti "think tank" della politica che pensa a un'Italia più moderna ed efficiente, si spaccia l'abolizione delle Regioni a statuto speciale come un fattore di modernità e di efficienza. La ministra delle Riforme Maria Elena Boschi ieri alla Leopolda di Firenze: "Non è il momento propizio, ma sarei favorevole alla soppressione di queste realtà". Quasi all'unisono, il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, al Convegno annuale della Fondazione Iniziativa Subalpina a Stresa: "In materia di Titolo V della Costituzione, si dovrebbe affrontare la questione delle regioni a statuto speciale, anche perché, come dice il film di Alain Resnais, La guerra è finita". Quindi la specialità associata al vecchio, addirittura all'età bellica, una sorta di residuato della storia. Il tutto con elegante citazione, per guadagnare al concetto un posto fisso nel mainstream della politica italiana e nelle coscienze dei cittadini. Senza distinzione alcuna, naturalmente, tra regioni che con la specialità hanno effettivamente sperperato fiumi di risorse pubbliche, e altre regioni che sulla specialità hanno invece costruito - mattone dopo mattone, per quasi settant'anni, onorando una tradizione millenaria di autogoverno - un modello di società capace di confrontarsi senza arrossire con le democrazie del Nord Europa».

«Il governo italiano, quello del Pd di Renzi, vuole abolire le Province autonome di Trento e Bolzano. Ormai lo sanno anche i sassi». Ad affermarlo, in una nota, sono Filippo Degasperi, Paul Koellensperger, Riccardo Fraccaro, del Movimento 5 stelle di Trentino e Alto Adige. «La nostra Autonomia è in pericolo - aggiungono - e questo pericolo si chiama Pd. Le ultime dichiarazioni del ministro Boschi non lasciano spazio ad alcuna interpretazione e non ci stupiscono. Il M5S sta denunciando questa deriva centralista da mesi. Se per il Partito democratico la Leopolda rappresenta il futuro, per l'Autonomia del Trentino Alto Adige sarà la fine». «Il Patt e l'Svp, eletti per difenderci - proseguono i grillini - governano il nostro territorio proprio con il partito che lo vuole affossare. Ancor peggio, mentre qui nelle nostre valli predicano l'autogoverno, a Roma stringono patti con il nostro aguzzino e gli votano continuamente la fiducia. Il Pd ha voltato le spalle al Trentino Alto Adige e se ne deve andare. Fuori il Pd di Renzi dal nostro territorio. Patt e Svp lo sfiducino invece di governarci assieme».

Piuttosto che lanciare l'anatema contro la ministro Boschi, «sarebbe meglio sedersi a un tavolo e raccontare a chi vive fuori dai nostri confini le difficoltà che si riscontrano sul nostro territorio per mantenere in equilibrio la pace sociale». Così Claudio Degasperi, segretario dei LiberalPd altoatesini. «In Trentino Alto Adige - prosegue Degasperi - siamo cattolici, italiani, europei e democratici, e si cerca di far convivere al meglio tanti gruppi linguistici con storie diverse. Credo che nessuno intenda cancellare questa specialità. Tantomeno lo farà il più bel governo delle riforme».©RIPRODUZIONE RISERVATA