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BOLZANO. La sua “casa” è lassù, quasi in cima alle passeggiate del Guncina. Dorme sulla panca di legno e si lava alla fontana: estate e inverno non fa differenza. Gli habitué della passeggiata ormai lo conoscono, così come i giardinieri del Comune che quando passano si fermano a scambiare due chiacchiere.
Günther Schmalzl, 57 anni bolzanino, è un clochard per scelta: soddisfatto della sua condizione e senza rimpianti per la vita “normale” che ha lasciato e per quello che forse poteva essere e non è stato.
Tutto ciò che possiede, è chiuso in uno zaino che porta sempre con sé, perché di questi tempi è “troppo rischioso” lasciarlo sulla panchina.
Inutile dirgli che in via Macello il Comune ha aperto da poco il Centro emergenza freddo, per evitare che quelli come lui muoiano di freddo o comunque si ammalino.
Sa che quest’opportunità c’è, ma non gli interessa. Nonostante che il freddo, soprattutto di notte, ormai da giorni entri nelle ossa e morda.
L’altra mattina quando ci siamo incontrati la pioggia si stava trasformando in neve e Schmalzl, che si era svegliato da poco, stava mettendo via le sue cose: il sacco a pelo, il sacco lenzuolo, poi il telone verde per proteggersi dall’umidità e sotto ancora le pagine di giornale come isolante.
«Il mio unico timore - dice - è che qualcuno legga quest’articolo e mi porti via il posto. Io in quei centri allestiti per metterci clochard e migranti non ci vado, perché mi ammalo».
Ma soprattutto la notte quassù non c’è da battere i denti?
«Fino a qualche anno fa - racconta - anch’io avevo un lavoro: mi sono diplomato al liceo scientifico di lingua tedesca, poi sono stato in banca e ho fatto una serie di lavoretti. Fino a quando non ho avuto problemi ad una gamba, andavo anche a raccogliere mele».




