BOLZANO. La sua “casa” è lassù, quasi in cima alle passeggiate del Guncina. Dorme sulla panca di legno e si lava alla fontana: estate e inverno non fa differenza. Gli habitué della passeggiata ormai lo conoscono, così come i giardinieri del Comune che quando passano si fermano a scambiare due chiacchiere.

Günther Schmalzl, 57 anni bolzanino, è un clochard per scelta: soddisfatto della sua condizione e senza rimpianti per la vita “normale” che ha lasciato e per quello che forse poteva essere e non è stato.

Tutto ciò che possiede, è chiuso in uno zaino che porta sempre con sé, perché di questi tempi è “troppo rischioso” lasciarlo sulla panchina.

FOTO MATTEO GROPPO
FOTO MATTEO GROPPO
FOTO MATTEO GROPPO

Inutile dirgli che in via Macello il Comune ha aperto da poco il Centro emergenza freddo, per evitare che quelli come lui muoiano di freddo o comunque si ammalino.

Sa che quest’opportunità c’è, ma non gli interessa. Nonostante che il freddo, soprattutto di notte, ormai da giorni entri nelle ossa e morda.

L’altra mattina quando ci siamo incontrati la pioggia si stava trasformando in neve e Schmalzl, che si era svegliato da poco, stava mettendo via le sue cose: il sacco a pelo, il sacco lenzuolo, poi il telone verde per proteggersi dall’umidità e sotto ancora le pagine di giornale come isolante.

«Il mio unico timore - dice - è che qualcuno legga quest’articolo e mi porti via il posto. Io in quei centri allestiti per metterci clochard e migranti non ci vado, perché mi ammalo».

Ma soprattutto la notte quassù non c’è da battere i denti?

«Fino a qualche anno fa - racconta - anch’io avevo un lavoro: mi sono diplomato al liceo scientifico di lingua tedesca, poi sono stato in banca e ho fatto una serie di lavoretti. Fino a quando non ho avuto problemi ad una gamba, andavo anche a raccogliere mele».