BOLZANO. Dopo i cittadini ci pensano i vescovi a «bacchettare» i politici sulla questione dei vitalizi d’oro dei consiglieri regionali. «Quei privilegi non sono in rapporto a quello che guadagnano altre persone», sottolinea monsignor Ivo Muser. Per il vescovo di Bolzano «anche qui c’è bisogno di un cambiamento concreto e di una conversione a diversi livelli della vita privata e pubblica». Ancora più duro monsignor Luigi Bressan: «Privilegi indifendibili, restituiscano quei soldi», evidenzia l’arcivescovo di Trento. E intanto mentre i Verdi vogliono convocare una loro assemblea straordinaria del partito, con i portavoce Zanvettore e Foppa che intendono capire se ci sia ancora la fiducia della base, i sindacati sono favorevoli all’ultima decisione della giunta regionale presa sull’onda delle proteste della popolazione. «Ma vigileremo perché si attui quanto dichiarato dalla Regione», così i quattro segretari di Cgil, Cisl, Uil e Asgb.

Proprio la giunta guidata dai governatori Rossi e Kompatscher ha deciso di incaricare il professor Luca Nogler per fornire, entro un mese, il quadro giuridico di possibile intervento anche retroattivo sui vitalizi, sulle relative anticipazioni (22 milioni di euro) e sugli accantonamenti del cosiddetto fondo “family” (31 milioni di euro).

Per quanto riguarda i trattamenti pensionistici relativi alla legislatura appena iniziata la Regione ha deciso di presentare un disegno di legge che si ponga l’obiettivo di evitare per il futuro che la stessa debba continuare ad erogarne. I consiglieri provinciali e regionali avranno solamente l’indennità ed i trattamenti pensionistici saranno privati e completamente a loro carico. L’esecutivo regionale ha inoltre deciso che tutte le somme che verranno recuperate, in conseguenza anche di atti di liberalità da parte degli ex consiglieri, saranno destinate ad un apposito fondo regionale, istituito sul bilancio della Regione e vincolato a politiche in campo di welfare e assistenza sociale. Una proposta lanciata proprio dall’Alto Adige.

Ma ieri è stato il giorno dei vescovi. Sarà che è iniziata la Quaresima, sarà perché anche le «antenne» della Chiesa captano gli umori della gente, entrambi i vescovi della regione sono intervenuti sull’argomento. Monsignor Muser lo ha fatto durante la celebrazione eucaristica in occasione del Mercoledì delle Ceneri. Durante l’omelia in duomo a Bolzano, il vescovo nota le differenze tra i guadagni del normale cittadino e quelli della politica. «C’è bisogno di un cambiamento concreto», così Muser. In realtà quest’ultimo era giù intervenuto sul tema durante una messa al santuario di Maria Trens in alta Val d’Isarco, nel corso della visita pastorale del presule domenica scorsa, suscitando il plauso dei fedeli presenti. Plauso arrivato anche al parroco di Rio Pusteria, don Hugo Senoner. Anche per lui gli applausi del popolo, dopo la messa domenicale, con l’omelia dedicata tutta ai privilegi della casta. Qualcuno gli chiede pure se non voglia fare il sindaco.

L’indennità? «Più bassa di quella attuale», afferma da Trento l’arcivescovo Bressan, perché «dobbiamo cambiare stile di vita e abituarci tutti a spendere di meno». «Non esiste che debbano ricevere l’indennità di fine mandato», ancora Bressan. I ricchi contributi previdenziali a carico dell’ente pubblico vengono bollati come «privilegi eccessivi, perché i consiglieri sono lavoratori in aspettativa che una volta terminato il mandato tornano alle loro professioni: al massimo si dovrebbe prevedere che quegli anni possano essere riscattabili e collegati alle precedenti contribuzioni». Insomma la Chiesa fa proprie le indicazioni di Papa Francesco. Bressan si dice sorpreso per quanti, tra consiglieri ed ex consiglieri, affermano di non aver saputo nulla. «Quella legge è del 2012, ma di trasparenza non si può proprio parlare: nulla era emerso nel dibattito di allora circa le cifre di cui ora tutti stiamo leggendo e trattandosi di cifre del genere, in una situazione generale lontana dall’abbondanza, fa pensare», sottolinea monsignor Bressan, favorevole al fondo per il lavoro ed il sociale su cui far confluire le cifre recuperate. «Mi auguro che ogni consigliere agisca di propria iniziativa in tal senso», conclude l’arcivescovo.

E intanto si aspettano atti concreti da quei consiglieri che hanno annnunciato di voler restituire o di congelare le somme già incassate come anticipo sulle liquidazioni. Vedi i 400 mila euro che Ulli Mair e Pius Leitner intendono restituire. «Abbiamo già scritto al presidente del consiglio regionale, per indicarci le modalità della restituzione», afferma la Mair. Vedere per credere.