MERANO. Fra loro c'è anche Reinhard Plank: ha da poco realizzato e venduto dieci cappelli a Brad Pitt. I designer altoatesini viaggiano sulla breccia e il quarantaquattrenne di Vipiteno che la breccia l'ha fatta nel guardaroba della superstar hollywoodiana ne è l'attuale copertina. Mentre due meranesi, Harry Thaler e Martino Gamper, spopolano a Londra. Sono tre dei sei designer made in Südtirol della lista di una ventina di nomi inclusi nel progetto Laden 56. È un pop-up store, un negozio temporaneo, moda importata in Italia dal mondo americano e britannico, ora sbarcata anche a Merano.
Un punto vendita transitorio, che gioca proprio su questa sua caratteristica di esistenza effimera la sua capacità di attrazione. E, stando a quanto dicono i responsabili, il passaparola ha portato al Laden 56 già un bel giro di persone. La location, così centrale e allo stesso così nascosta e “déshabillé”, contribuisce ad aumentarne il fascino: si trova in corso Libertà superiore (al civico 56, appunto), a pochi metri dal viavai ma collocata nel suo retropalco, quello del passaggio dove sorge l'edificio abbandonato dell'ex ristorante Conca d'Oro. Un angolo dimenticato di cuore urbano in attesa di riqualificazione, un passaggio pedonale che una volta collegava corso Libertà con i Portici, oggi con accesso sbarrato.
La scorsa primavera la giunta ha avallato il progetto di Metrogamma & Baumgartner srl secondo il quale qui sorgerà il “Palais Franz Josef - Food art & design gallery”. Ma questo è il futuro, mentre in passato nella casa rossa che ospita il Laden 56 c'era il primo panificio della città e nel ruscello prospiciente (oggi nascosto) si lavava la biancheria. Intanto il seppur temporaneo presente della zona è animato da questa iniziativa. Dove ai cappelli di Plank, ai lampadari “light no light” di Harry Thaler, agli sgabelli di Martino Gamper sia aggiungono, per rimanere in ambito altoatesino, i pezzi dello studio Lupo & Burtscher, gli attaccapanni e le lampade di Walter Thaler, le borse di Sylvia Pichler-Zilla. E le creazioni di vari altri designer: Åbäke, Gemma Holt, Julian Bond, Kim Thome, Lars Frideen, Max Frommeld, Merel Karhof, Sara Mellone, Sebastian Herkner, Silo Studio, Will Shannon, melting-pot di designer di varie nazionalità molti dei quali orbitanti nella capitale inglese e radunati su iniziativa di Harry Thaler, ideatore del negozio concretizzato con la collaborazione della ES Gallery di Erwin Seppi nello stabile messo a disposizione da Toni Holzgethan. Qui si trovano solo pezzi unici o comunque non di produzione industriale, sottolinea Linda Egger della ES Gallery mentre ci mostra con entusiasmo il locale. Dove è anche possibile fermarsi semplicemente per un caffè, un aperitivo “minimal”, una fetta di torta. Tutto questo è iniziato a fine novembre, prosegue giornalmente dalle 11 alle 19, finirà la vigilia di Natale.

