Bolzano. «Io non ho sfrattato nessuno. Non ho mai ricevuto una comunicazione ufficiale da parte del Gruppo Alpini Gries di Bolzano, che quest’anno non sarebbero venuti in parrocchia per ripetere l’iniziativa del risotto mantovano e tanto meno, mai saputo che era per via dei costi». Così don Andrea Bona, parroco di Regina Pacis, spiega e risponde dopo le critiche - molte delle quali volgari - sollevate dalla notizia del trasferimento della Sagra del risotto mantovano dal piazzale della parrocchia di Regina Pacis a piazza Tribunale. Quest’ultima è stata chiesta dall’Ana di Gries, che organizza il tradizionale appuntamento di fine agosto, al Comune in quanto - secondo il presidente del gruppo Mauro Vecchiati - il prezzo chiesto per l’affitto dal parroco - sarebbe troppo alto: mille euro per una settimana. In passato, quando parroco era don Olivo Ghizzo, gli alpini davano un’offerta.

La giunta comunale, nell’ultima seduta, ha concesso gratuitamente piazza Tribunale.

I costi

A questo proposito don Bona spiega: «Per quanto riguarda il tema dei soldi, preciso che gli Alpini di Gries nel 2018 non hanno versato solo 1.000 euro alla parrocchia, ma bensì la cifra di 1.400. A chi si scandalizza di questi numeri o che sostengono che le spese vive per l’iniziativa degli alpini sono sicuramente irrisorie, ricordo che durante i giorni della festa vengono allacciati alla rete elettrica camion frigo, che c’è bisogno dell’illuminazione notturna per notti intere, che c’è un afflusso di migliaia di persone e questo aumenta il costo annuo di mantenimento delle strutture. Per avere un metro di paragone gli Alpini mi hanno detto che il solo tendone di copertura per la festa costa loro più di 3.500 euro a settimana».

Nessun guadagno segreto

Quindi il parroco precisa a cosa servono i soldi chiesti per l’uso del cortile: «Io non sono un sindaco e non ho altre fonti a cui attingere per mantenere funzionante la parrocchia. Molti sostengono che la chiesa è ricca e che ha fonti segrete di guadagno; in realtà tutto viene pagato con le offerte che si raccolgono e che le persone elargiscono volentieri. Anche gli Alpini hanno sempre donato generosamente e di cuore il loro contributo alla chiesa Regina Pacis».

Ma cos’è cambiato rispetto alla vecchia gestione: «A differenza di don Olivo, il sottoscritto deve mettere per iscritto l’accordo per l’uso delle strutture con le Associazioni esterne, annotando il rispettivo contributo a copertura delle spese, altrimenti a norma di legge, la Parrocchia risulta responsabile dell’attività svolta nelle sue “mura”, anche se non le ha organizzate. Quello che gli Alpini davano in passato a mano a don Olivo è lo stesso importo che viene segnato in questo accordo e non certo un prezzo».