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BOLZANO. Il Pd in crisi di liquidità e con personale in cassa integrazione in tutta Italia ha avviato una maxi campagna di recupero dei contributi dovuti dai propri eletti, anche coloro che in seguito hanno lasciato il partito. La «vittima» più eccellente è Pietro Grasso, l’ex presidente del Senato poi candidato premier con Leu, che ha ricevuto un decreto ingiuntivo del tribunale di Roma per il versamento di 82 mila euro al Pd.
Una nuova lista di morosità è stata stilata anche al Pd di Bolzano, in sinergia con quanto fatto dal tesoriere nazionale Francesco Bonifazi. Se ne occupa il tesoriere Pietro Calò. Il conto più salato verrà mandato al presidente del consiglio provinciale Roberto Bizzo, uscito dal Pd in febbraio. Ma in piazza Domenicani stanno valutando la posizione di tutti gli eletti che hanno lasciato il partito per fondare «Noi per l’Alto Adige». A Bizzo verrà chiesto di versare quando dovuto a partire da febbraio, circa 2 mila euro al mese rapportati sulla indennità di presidente: fino ad oggi il credito rivendicato si aggira intorno ai 15 mila euro. Prima della uscita dal Pd a Bizzo era stato ricalcolato l’importo dovuto in base al nuovo regolamento finanziario: il conto era di circa 30 mila euro, ma il consigliere ha contestato i criteri. Adesso il resto.Il Pd può rivendicare il pagamento della quota di indennità fino al termine della legislatura anche a chi se ne è andato grazie a un impegno firmato al momento della accettazione della candidatura. «Tutti noi abbiamo firmato questo impegno fino al termine della legislatura o consiliatura», conferma il segretario provinciale Alessandro Huber, «Anche io lo avevo firmato prima delle elezioni comunali. Vale per tutti i candidati del Pd, compreso Bizzo e tutti coloro che nel 2013 erano in corsa alle elezioni provinciali». Tra i documenti su cui lavora Calò c’è dunque il documento firmato da Bizzo il 19 settembre 2013, che riporta il «codice di comportamento dei candidati». Tra gli impegni firmati, il versamento di 18 per cento degli emolumenti lordi percepiti o sistema equivalente basato sull’importo netto. Questo il passaggio su cui si baserà la richiesta di versamento a Bizzo ed eventualmente altri del gruppo: il candidato «si impegna a corrispondere la suddetta contribuzione al Partito democratico per l’intera durata del mandato, anche qualora e nella ipotesi decidesse di cambiare gruppo consiliare». Il Pd inizia così la campagna elettorale contro «Noi per l’Alto Adige». «Ci sembra doveroso richiamare agli impegni presi», risponde Huber, «Il tesoriere, in contatto con il Pd nazionale, lo farà con tutti coloro che sono venuti meno a un documento firmato». (fr.g.)
Una nuova lista di morosità è stata stilata anche al Pd di Bolzano, in sinergia con quanto fatto dal tesoriere nazionale Francesco Bonifazi. Se ne occupa il tesoriere Pietro Calò. Il conto più salato verrà mandato al presidente del consiglio provinciale Roberto Bizzo, uscito dal Pd in febbraio. Ma in piazza Domenicani stanno valutando la posizione di tutti gli eletti che hanno lasciato il partito per fondare «Noi per l’Alto Adige». A Bizzo verrà chiesto di versare quando dovuto a partire da febbraio, circa 2 mila euro al mese rapportati sulla indennità di presidente: fino ad oggi il credito rivendicato si aggira intorno ai 15 mila euro. Prima della uscita dal Pd a Bizzo era stato ricalcolato l’importo dovuto in base al nuovo regolamento finanziario: il conto era di circa 30 mila euro, ma il consigliere ha contestato i criteri. Adesso il resto.Il Pd può rivendicare il pagamento della quota di indennità fino al termine della legislatura anche a chi se ne è andato grazie a un impegno firmato al momento della accettazione della candidatura. «Tutti noi abbiamo firmato questo impegno fino al termine della legislatura o consiliatura», conferma il segretario provinciale Alessandro Huber, «Anche io lo avevo firmato prima delle elezioni comunali. Vale per tutti i candidati del Pd, compreso Bizzo e tutti coloro che nel 2013 erano in corsa alle elezioni provinciali». Tra i documenti su cui lavora Calò c’è dunque il documento firmato da Bizzo il 19 settembre 2013, che riporta il «codice di comportamento dei candidati». Tra gli impegni firmati, il versamento di 18 per cento degli emolumenti lordi percepiti o sistema equivalente basato sull’importo netto. Questo il passaggio su cui si baserà la richiesta di versamento a Bizzo ed eventualmente altri del gruppo: il candidato «si impegna a corrispondere la suddetta contribuzione al Partito democratico per l’intera durata del mandato, anche qualora e nella ipotesi decidesse di cambiare gruppo consiliare». Il Pd inizia così la campagna elettorale contro «Noi per l’Alto Adige». «Ci sembra doveroso richiamare agli impegni presi», risponde Huber, «Il tesoriere, in contatto con il Pd nazionale, lo farà con tutti coloro che sono venuti meno a un documento firmato». (fr.g.)


