BOLZANO. Alla ennesima incursione nel territorio del Pd, i «democratici» altoatesini abbandonano la guerra fredda verso Elena Artioli e il suo gruppo di Liberal Pd e scelgono la via delle battute. Ne uccide più una risata che la spada. Fatale è stata la spedizione romana di Elena Artioli, con abbondanza di foto, nella sede nazionale del Pd per un incontro di LiberalPd. Ieri è stata tutta una polemica. Prima di Elena Artioli con il sindaco Spagnolli, poi del Pd contro la consigliera, accusata di essere «tutta selfie e distintivo». Spagnolli aveva commentato giovedì la sentenza di assoluzione di Elena Artioli per l’intrusione in sala di giunta. Per il sindaco era pacifico che non ci fosse stato alcun appuntamento concordato con i leghisti che protestavano per un centro islamico. Così ha reagito Artioli, che pure ha annunciato una lista alle comunali di sostegno a Spagnolli: «Consiglierei al dottor Spagnolli una maggiore vicinanza ai cittadini. Piuttosto che arroccarsi nei suoi uffici e dire alla gente di mettersi in fila il giovedì, trasformerei il Comune nella casa di tutti i bolzanini. Durnwalder tutte le mattine per vent'anni dalle 6.30 alle 8.30 riceveva i cittadini senza appuntamento». A questo punto scende in campo il Pd di Bolzano esprimendo solidarietà a Spagnolli «che si è sempre mosso a difesa della sua città e contro ogni forma di xenofobia». Poi la staffilata sulla trasferta romana e la marcia di avvicinamento della consigliera al Pd: «Il dialogo e il confronto non si praticano con azioni di forza e urlando più forte degli altri. La democrazia è ben altra cosa e a chi oggi finge di indossare i panni di democratico facciamo notare che non bastano selfie o incontri capitolini. Rispetto delle istituzioni e capacità di fare autocritica sarebbero già un primo bel passo». Come riassume il segretario cittadino Sergio Bonagura. «Ogni volta che si parla della vicinanza di Elena Artioli al Pd, il mio telefono impazzisce: rischiamo la fuga di elettori».

La butta in barzelletta il giovane Matteo Da Col, neo segretario del Pd di Brunico: «Elena Artioli ci riprova. Il viaggio a Roma le consente di posare felice come una scolaretta davanti ai simboli del più grande partito socialdemocratico d'Europa. Sono d'accordo (in parte), se ogni volta che lei voglia farsi fotografare così, sia costretta a prendere un treno per Roma». Poi Da Col passa al punto: «Mi dispiace solo che a Roma non si consideri la visione del Partito democratico Sudtirolese, che non vuole ammettere al suo interno razzisti ex-leghisti ex-forzisti e paraautonomisti». Infine il dubbio: «Si farà cancellare il tatuaggio con Alberto da Giussano o si farà in aggiunta il tatuaggio del (liberal)Pd?». (fr.g.)

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