BOLZANO. Ora l’accordo sui cartelli di montagna è stato firmato dal ministro Delrio e dal presidente provinciale Durnwalder con il Pd fuori dai giochi. Apre la strada a una norma di attuazione che ne sancirà i criteri e detterà la riscrittura della legge provinciale sulla toponomastica. È questo il percorso immaginato per arrivare al possibile ritiro dell’impugnativa statale contro la legge sulla toponomastica. Il giorno dopo il vertice di Roma, in attesa dell’arrivo lunedì a Bolzano di Delrio e del premier Enrico Letta, i riflettori sono puntati sui contenuti e sul metodo con cui si è arrivati all’intesa.

Il Pd escluso. Giovedì con Delrio si è parlato di toponomastica, capacità impositiva della Provincia sui tributi locali, urbanistica e commercio. La delegazione era composta solo da esponenti della Svp: Luis Durnwalder, Richard Theiner, Karl Zeller, Daniel Alfreider e Arno Kompatscher. Gli altri temi restano aperti, ma l’accordo sulla segnaletica di montagna è stato siglato. Il Pd dov’era su una partita così importante per la comunità italiana? Il senatore Francesco Palermo ha denunciato: «Non sono stato minimamente coinvolto». Il deputato Gianclaudio Bressa (Pd), considerato il presidente in pectore della Commissione dei 6 e dei 12, non faceva mistero di essere al corrente della trattativa riservata, guidata da Zeller. Ma a Bolzano il vicepresidente provinciale Christian Tommasini (Pd) ribadisce quanto già affermato: «In giunta non abbiamo parlato della trattativa sulla segnaletica». Vi hanno scavalcato su un tema che tocca direttamente il gruppo italiano? Questa la risposta di Tommasini: «Ripeto, non se n’è parlato. Proprio per questo non prenderemo nulla a scatola chiusa. Un accordo dovrà passare per la Commissione dei 6, quindi non c’è nulla di deciso. Secondo il Pd, non era opportuno discutere ora di toponomastica, anche se ricordo che alla Camera abbiamo votato la mozione favorevole a un accordo». Critico anche il vicesegretario del Pd Carlo Costa: «Interpreto quell’incontro come un appuntamento politico, tra Delrio e la Svp. Gli accordi istituzionali si faranno in Commissione dei 6». Il sottosegretario Michaela Biancofiore (Pdl) si è tenuta costantemente informata, ma ha qualcosa da dire sul vertice romano: «Inappropriato ricevere solo la Svp. Dovevano essere invitati anche Pdl e Pd». A li vello istituzionale l’accordo è stato seguito dal prefetto Valerio Valenti .

I contenuti. I criteri che dovrebbero entrare nella noma di attuazione e plasmare le modifiche alla legge provinciale sulla toponomastica, ricorda Zeller, si basano «non su Tolomei ma su ciò che è diventato patrimonio della comunità italiana». Viene ripreso il concetto dell’accordo Fitto-Durnwalder ,secondo cui si utilizzano le «denominazioni diffusamente utilizzate per i comuni e per le località nelle rispettive lingue». Si mantiene invece la sola dizione tedesca dei «nomi storici», ferma restando la traduzione dei termini generici come «malga», «lago», «fiume». Rispetto ai 1526 nomi elencati dalla commissione dei tecnici nominati da Fitto e Durnwalder, si è ridotta solo a 16 il numero dei nomi contestati. Fuori discussione ormatoponimi come Malga Sasso, Vetta d’Italia e Monticolo. Ride Zeller: «Sarebbe difficile sostenere che Malga Sasso non sia un nome utilizzato». La commissione aveva stabilito che il 10% dei nomi restasse interamente in tedesco, il 45% fosse bilingue e il 45% avesse il toponimo in tedesco e la dizione generica in italiano o fosse interamente in italiano (come «percorso fitness») . In casa Svp sottolineano che l’80% del blocco di toponimi in tedesco sarà rappresentato da malghe private. Soddisfatta Michaela Biancofiore: «Un buon accordo, migliore ancora del Durnwalder-Fitto».

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