BOLZANO. C’ è un terribile sospetto che dovrà essere chiarito dal sostituto procuratore Igor Secco a cui è affidata l’inchiesta sull’omicidio di Merano. Alexandra Riffeser potrebbe essere stata assassinata dal marito in due fasi ravvicinate. Una modalità di esecuzione che dimostrerebbe in maniera inequivocabile la volontà omicida di Johannes Beutel che potrebbe anche aver pianificato con lucidità il delitto. Le indagini della Procura dovranno fare luce proprio su questo aspetto. Già oggi o domani dovrebbero raggiungere il maso della tragedia gli uomini specializzati del reparto investigazioni scientifiche della polizia, in grado di interpretare tutti gli elementi di riscontro ed i reperti sul luogo del delitto. Si tratta di una fase di inchiesta molto delicata perchè sulla base dei risultati scientifici la Procura deciderà se contestare o meno all’indagato una seconda aggravante: quella della premeditazione. Si tratterrebbe di un ulteriore appesantimento della situazione processuale dell’uxoricida che è chiamato già ora a fare i conti con un’ipotesi di accusa da ergastolo. Al momento il reato contestato è di omicidio volontario (dunque doloso) con l’aggravante di aver assassinato la moglie, dunque un proprio congiunto. Ora però, come detto, spunta anche l’ipotesi della premeditazione. In primo luogo il sostituto procuratore Igor Secco intende chiarire con certezza perchè l’omicida avesse nello zaino (con cui aveva raggiunto il maso della moglie due giorni prima della tragedia) un coltello a farfalla dall’impugnatura molto robusta e dalla lama molto affilata. Per il momento non è chiaro che cosa Johannes Beutel abbia sostenuto nel corso del suo primo interrogatorio nel quale, tra l’altro, ha confessato l’assassinio della moglie. Pare, però, che abbia minimizzato sulla circostanza di quel coltello nello zaino. Non si tratta di un coltellino da portarsi in giro in occasione di qualche escursione. Il coltello utilizzato per uccidere Alexandra Riffeser è qualcosa di più inquietante. In altre parole la Procura sospetta che quel coltello sia dimostrazione di un piano di morte dell’indagato. Le investigazioni scientifiche dovrebbero consegnare agli inquirenti anche una ricostruzione attendibile della dinamica dell’omicidio che potrebbe essere stato una vera e propria esecuzione. E’ molto probabile che la difesa cerchi di sostenere la tesi del delitto d’impeto. La Procura non sembra però convinta di questa ipotesi. In effetti la donna potrebbe essere stata colpita una prima volta da 4 o 5 fendenti e poi finita in una seconda fase, dopo che la stessa vittima aveva avuto la forza di telefonare alla madre e di chiedere aiuto. C’è un particolare che sta alimentando pesanti sospetti tra gli investigatori: al momento della telefonata, la madre della vittima si trovava nel maso ed ha raggiunto l’appartamento del delitto in una ventina di secondi, forse qualcosa meno. Quando è arrivata, Alexandra era già morta. Possibile che una probabile emorragia interna in atto abbia portato al decesso in così pochi secondi? Oppure è più logico pensare ad una serie di altre coltellate che potrebbero aver lesionato (dopo la conclusione della telefonata) organi vitali (come ad esempio il cuore) con effetto immediato? Una risposta importante a queste ipotesi potrebbe arrivare sabato anche dall’autopsia. Non è un caso che tra i quesiti posti all’anatomopatologo la Procura abbia compreso anche l’indicazione della sequenza delle ferite e del probabile colpo mortale. E stamane Johannes Beutel comparirà davanti al giudice Peter Michaeler per la convalida dell’arresto.

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