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BOLZANO. Alla faccia dei galeotti di un tempo che fu. Altro che il mitico Steve McQueen in «Papillon», in eterna fuga («Maledetti bastardi, sono ancora vivo!», non servirebbe dire altro...) dai penitenziari della Guyana francese. Altro che la sua farfalla tatuata sul petto come simbolo di libertà per lui ma come marchio tipico dell’avanzo di galera per il resto del mondo. Significato tramandato per decenni, anzi per secoli, ma che oggi s’infrange contro un mondo moderno, costumi evoluti e la voglia di fare di se stessi un’opera d’arte unica, trasmettendo messaggi in forma pittata sulla pelle anche se si è, per dire, boy scout che potendo aiuterebbero ancora le vecchiette ad attraversare la strada. Non bastasse la realtà quotidiana che ci fa incrociare persone più o meno tatuate ogni cinquanta metri, ieri la prima giornata di Passion Art Tattoo, convention dedicata al mondo del tatuaggio, al Four Points Sheraton (vedi box in alto a destra, ndr), ha confermato che il marchio colorato sull’epidermide piace, eccome. Trasversalmente.
Un giro a metà pomeriggio fra i tre piani della convention (pianoterra per commercianti di piercing e affini, primo piano con i tatuatori e secondo piano con il body painting, in tutto una quarantina di espositori) ha rivelato un mondo sorprendente quanto a carta d’identità. Non mancavano le coppie con figli anche under 10, qualche coppia over 60, per il resto coperti tutti i range dell’età di mezzo. Soprattutto, tanti visitatori, la maggior parte evidentemente tatuata, che si aggiravano, sul sottofondo del classico ronzio (quasi musica, per i tattoo - addicted) delle macchinette ad ago, fra gli stand degli artisti, spesso esibendo un altro trend attuale del look maschile, la barba lunga. Agli stand, in arrivo da diverse parti d’Italia (prevalente il Nord, ben rappresentata anche la Toscana), tatuatori che esercitavano la propria arte, la maggior parte su persone che avevano già concordato il lavoro ma anche, per disegni evidentemente meno impegnativi in termini di elaborazione artistica, persone in attesa di sdraiarsi sul lettino o sedersi sulla poltroncina, per farsi realizzare en plein air il tatuaggio.
Fra loro, uno spazio senza “pistole a inchiostro” ma solo con disegni e foto colorate appese, spunti utili per futuri disegni su pelle. Al banco, una ragazza: Stefania Rizzelli, chimica e artista. In pratica, chi rappresenta il settore spesso discusso legato ai tatuaggi, ovvero il discorso degli inchiostri. «Sì - commenta Rizzelli - io mi occupo anche di questo, evidentemente come chimica. Il discorso basilare, comunque, è che senza scendere troppo nello scientifico parlando dei tre batteri che producono infezioni della pelle, per il tatuaggio tutto sta nell’importanza dell’attrezzatura sterilizzata. E tutti gli studi seri, professionali, su questo non transigono».
Si va avanti fra disegni horror ed elaborazioni grafiche a tutto campo, registrando un calo del soggetto maori - tribale che per anni l’ha fatta da padrone. E poi tecnologia, mezzi moderni. Ci fermiamo da Andrea Sabino: studio a Cazzago San Martino, nel Bresciano, insieme al socio Marcello Franzoni che non incide pelle ma tavole da skate creando legni artistici, con le cuffie in testa sta tatuando un volto mostruoso sul braccio destro di una ragazza che con l’altro gli tiene il tablet, “incellofanato”, sul quale è in alta definizione il faccione mostruoso originale.
«Devo dire che questa convention è davvero ben riuscita - commenta Sabino in un attimo di pausa - io ne ho girate diverse e qui le cose le fate bene, son rimasto colpito. Anche la zona e la gente mi piace, l’iniziativa è da promuovere a pieni voti».
Per i partecipanti al contest, peraltro, venerdì sera era stata organizzata una visita a Ötzi, praticamente il primo tatuato della storia. «La serata - conclude Antonio Pasqualin, con la moglie Silvia Oberrauch organizzatore della convention - era una delle particolarità che abbiamo pensato per creare consapevolezza e cultura nel settore. Ora l’intenzione è di creare l’associazione, o federazione, nazionale dei tatuatori, soggetto che in Italia ancora non esiste, per dare più peso al settore».
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