BOLZANO. Medici e infermieri, all’ospedale San Maurizio, sono sotto pressione. Da Carnevale, a causa del picco di ricoveri registrato per l’influenza, non ci sono letti liberi e a farsi carico del maggior numero di pazienti, come spesso accade in queste circostanze (una trentina di giorni l’anno), è il reparto di medicina. Il personale protesta e il primario Christian Wiedermann ammette che la situazione è critica e che, con ogni probabilità, non si potrà risolvere fino al 2017, quando saranno ultimati i lavori nel nuovo ospedale che prevedono il trasferimento dei posti letto per la degenza breve al pronto soccorso (oggi sono al settimo piano e fanno capo al reparto di medicina interna) e l’ampliamento dell’area medica. «Ma come ci chiede da anni il ministero - sottolinea Wiedermann - dovremo riuscire a ridurre, nel frattempo, il numero dei cosiddetti “ricoveri inappropriati” che riguarda pazienti con un’età media elevata, generalmente di sesso femminile e con patologie croniche. Questo è il risultato di un’analisi dei ricoveri e dei fattori di rischio fatta due anni fa dall’Azienda sanitaria. Per quanto riguarda la degenza siamo invece già al di sotto della media italiana».

L’emergenza. Ma partiamo dall’inizio. Dal carico di lavoro decisamente troppo alto per medici e infermieri, a causa del picco dei ricoveri per l’influenza. «Di notte - sottolinea Wiedermann - nel fine settimana nel reparto di medicina è dura. In estate, con l’ospedale pieno all’80 per cento, un medico segue 42 pazienti più una dozzina di riabilitazione, per un totale di 55. In questo periodo, se contiamo anche la riabilitazione, arriviamo a 70. I dottori in servizio hanno ragione a protestare per il sovraccarico anche perché c’è il timore di non riuscire più ad assicurare un servizio della stessa qualità ai pazienti».

Le due delibere. Il primario di medicina interna sottolinea come la situazione non sia cambiata negli ultimi anni. Anzi, la ricetta proposta dall’Azienda sanitaria non avrebbe consentito di ottenere i risultati sperati.

«Ci sono due delibere firmate dal dottor Girardi nel 2005 e nel 2008 che stabiliscono che, in caso di sovraffollamento il pronto soccorso ha carta bianca sui ricoveri. Gli altri reparti si devono sostanzialmente adeguare. Ebbene, questa soluzione non ha consentito di risolvere i problemi. E a pagare dazio, in termini di pazienti da seguire, è stata soprattutto medicina». Le responsabilità, come spiega il primario, non possono essere attribuite peraltro al pronto soccorso. «Per Bolzano l’analisi è piuttosto complessa, in quanto lo staff di La Guardia deve farsi carico di ciò che non riescono a fare le strutture territoriali».

Wiedermann si sofferma anche sulla tipologia di pazienti ricoverati (non di rado) anche quando non ce ne sarebbe bisogno. «Penso a coloro che sono affetti da forme di diabete non complesse, da insufficienza cardiaca, broncopatia cronica, dolori al torace o ipertensione arteriosa. È il ministero a dirci di cambiare sistema».

La degenza breve. La soluzione, secondo il primario di medicina interna, sta nella degenza breve. «Si tratta di 8 posti letto, che attualmente si trovano al settimo piano e fanno capo a medicina interna. Ci passano 5 mila persone l’anno: il 10 per cento dei pazienti viene dimesso lo stesso giorno del ricovero e il 30% entro 3 giorni. La soluzione, in prospettiva, è quella di sviluppare l’area di accoglimento per i ricoveri brevi ma i lavori, da quanto ne sappiamo, non saranno ultimati prima del 2017». Fino ad allora, questa almeno è l’impressione del primario di medicina interna, si potrà “solo” «lavorare in sinergia per migliorare il servizio nei periodi più critici e col maggior carico di lavoro ma non risolvere definitivamente il problema».

La soluzione. Per Wiedermann, in ogni caso, la strada da imboccare è abbastanza chiara. «Il pronto soccorso dovrà ampliare la sua area medica con internisti in grado di fare il triage (metodo in base al quale l'accesso alle cure non avviene tenendo conto dell'ordine di arrivo dei pazienti ma delle loro condizioni) con i pazienti a rischio. Attualmente mancano stanze e strutture ma ci stiamo arrivando». È comprensibile che medicina, dovendo curare in questo periodo - oltre ai suoi 110 pazienti - altri 20 ricoverati fuori reparto sia sotto pressione.

La collaborazione. «Con gli ordini di servizio, in questi casi, non si risolve molto. Nei prossimi mesi dovremo lavorare di più sulla cultura della collaborazione tra reparti, che in alcuni casi manca. Ci sono, anche a causa del sovraccarico di lavoro, discussioni evitabili per questioni risolvibili. In questo periodo, tra l’altro, ci siamo trovati a seguire un maggior numero di pazienti con difficoltà respiratorie, anche fuori reparto, e questo ha reso la gestione più complessa. Il servizio è buono ma possiamo e dobbiamo crescere».

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