BOLZANO. Colpo di scena alla prima udienza del processo a carico dell’avvocato Giuseppe Avolio, noto legale altoatesino accusato di concorso in «bancarotta per distrazione» per il fallimento dell’impresa bolzanina «Agrimport spa». L'avvocato Avolio (ex presidente di Azienda energetica e attuale numero uno di Confcoop) è sotto processo assieme a Matteo Sordi, un ex dipendente, con cui lo stesso Avolio costituì una nuova società, la «Orius srl» che, di fatto, subentrò alla «Agrimport» nello sfruttamento commerciale di 58 marchi di prodotti specializzati e 10 registrazioni di prodotti chimici per l'agricoltura.

Al centro del contenzioso processuale c'è proprio il valore dei marchi che in fase pre fallimentare vennero venduti a Matteo Sordi per appena 5 mila euro. e che gli esperti del Ministero (coinvolti in qualità di periti) hanno valutato tra i 200 ed i 300 mila euro.

La posizione dell'avvocato Giuseppe Avolio (che all'epoca dei fatti era il legale di fiducia della «Agrimport spa» ) è molto delicata anche sotto il profilo prettamente deontologico perchè avrebbe approfittato - secondo il teorema dell'accusa - della sua posizione all'interno dell'azienda per pilotare il fallimento, avviando (assieme a Sordi) un'attività concorrenziale sostitutiva. Ricordiamo che la società fallì il 30 aprile 2012 dopo un periodo piuttosto prolungato di sofferenza finanziaria. A complicare la situazione sotto il profilo processuale è però subentrato il proscioglimento dell’allora amministratrice della società, Patrizia De Angelis, giudicata in separata sede con rito abbreviato. In sostanza è venuta a mancata, a livello processuale, la persona con cui l’avvocato Avolio avrebbe agito in concorso - secondo l’accusa - per provocare la presunta bancarotta fraudolenta.

Nella sentenza di assoluzione dell’amministratrice della società, il giudice ritenne che la signora De Angelis fosse persona assolutamente sprovveduta ed incapace di avere le conoscenze minime per poter ricoprire effettivamente il ruolo di amministratore. La donna, dunque, venne assolta per assoluta mancanza di dolo. Facile per il professor Alessandro Melchionda (difensore dell’avvocato Avolio) sostenere che a questo punto non può nemmeno essere ipotizzata l’esistenza di un reato doloso. Non solo. In mancanza di dolo si può parlare al massimo di bancarotta semplice e non fraudolenta, perseguibile per colpa ma non per dolo. La situazione, piuttosto ingarbugliata sotto il profilo giuridico, ha indotto ieri mattina il pubblico ministero Markus Mayr a modificare il capo d’imputazione ed il professor Alessandro Melchionda ha subito risposto eccependo la nullità del decreto a giudizio «per incertezza del fatto contestato». Secondo il difensore di Giuseppe Avolio, tra il resto, l’incertezza del fatto contestato sarebbe stata evidente anche nel decreto che ha fissato il giudizio (tanto che anche il Pm lo ha modificato) e che - sempre secondo il difensore - permane anche nella riformulazione del capo d’imputazione. Il tribunale (presidente Carlo Busato) si pronuncerà il 19 marzo.

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