MERANO. «Il pronto soccorso assomiglia sempre di più a una struttura sociale, che accoglie persone sole, anziani, senza dimora. Il nostro ruolo è un altro, noi siamo qui per garantire la salute dei cittadini». Norbert Pfeifer, coordinatore del pronto soccorso dell'ospedale Tappeiner lancia l'allarme affollamento. Lo scorso anno il punto d'emergenza di via Rossini ha accolto 66.300 pazienti, oltre 180 persone che ogni giorno, sabato, domenica e feste comprese, hanno chiesto aiuto a infermieri e medici.
«Un afflusso continuo - spiega il dottor Pfeifer - che non ha soste. Nei primi 14 giorni del nuovo anno abbiamo già registrato 2.700 pazienti e abbiamo sfiorato i 200 pazienti al giorno». Ma a fronte di questo afflusso il pronto soccorso dispone di una sola stanza con quattro letti dove poter collocare pazienti in osservazione. Ma c'è di peggio. Spesso accade che il medico di pronto soccorso debba perdere tempo prezioso per trovare una sistemazione del paziente che è da ricoverare. I letti disponibili nei reparti sono sempre più una rarità, molti casi medici o geriatrici, ad esempio, finiscono per andare in chirurgia. E con il taglio imposto dal governo Monti e dalla sanità provinciale, entro fine gennaio all'ospedale Tappeiner, paradossalmente, dovranno essere eliminati altri 67 posti letto.
«Non invidio la direzione - spiega Norbert Pfeifer - in questa operazione. Per poter togliere dei letti all'ospedale io troverei sensato prima trovare delle soluzioni alternative nel territorio, coinvolgendo i distretti e i medici ci base». Il risultato oggi si vede negli stretti corridoi interni del pronto soccorso: barelle in fila una dietro l'altra, parenti in piedi a fianco del malato o seduto su uno sgabello.
«Una situazione scomoda - continua il coordinatore - sia per chi nel pronto soccorso lavora, sia per pazienti e per i loro familiari». Ma non tutti i casi sono strettamente sanitari.
«In inverno aumentano gli anziani che si presentano al pronto soccorso, persone che vivono da sole. Ci sono sere in cui persone entrano in sala d'attesa anche solo per stare al caldo due ore o per disporre del bagno. Io e i miei collaboratori non ce la sentiamo, non abbiamo il coraggio di mandarli fuori al freddo. E per gli anziani che vivono da soli e hanno problemi di salute in coscienza, dopo la visita, non ce la sentiamo di dimetterli. Il dramma è che non abbiamo il posto dove ospitarli, anche magari solo fino al mattino seguente».
Le feste natalizie e di fine anno hanno complicato ancora di più una situazione cronica per il nosocomio meranese. Sin dalla sua apertura il pronto soccorso dell'ospedale si è dimostrato sottodimensionato rispetto all'afflusso di pazienti, che rapportato agli abitanti del Burgraviato non ha paragoni in Alto Adige. Prima gli spazi angusti, migliorati nel corso degli anni attraverso rimodulazione degli spazi interni, poi la lontananza con l'eliporto, a cui si è ovviato con la piattaforma di atterraggio delle eliambulanze creata sul tetto del nuovo reparto di riabilitazione. E infine ci si è messa anche la "spending review" provinciale, con il definitivo abbandono del progetto da 13 milioni di euro per ampliare l'ospedale. Del concorso d'idee presentato ormai tre anni fa al Pavillon des Fleurs non se ne farà probabilmente più nulla. Ora tutto si gioca su un ampliamento funzionale con la creazione di un fabbricato al posto della terrazza/parcheggio a fianco della rampa d'ingresso delle ambulanze.
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