BOLZANO. Un fiume di Nichi Vendola. Un’ora e 40 minuti di discorso nell’auditorium pieno di via S. Geltrude. Il leader di Sel per la prima volta a Bolzano in via ufficiale ha portato ieri pomeriggio a Oltrisarco oltre 300 persone, il mondo variegato dei suoi sostenitori alle primarie di centrosinistra e molti curiosi. Un discorso lungo dedicato alla sua idea di politica e di governo («concretezza e sogno»). Ma non ha chiesto di votarlo il 25 novembre, non ha quasi toccato l’argomento primarie né citato o criticato i quattro antagonisti. «Non è una gara, sono contento di partecipare a un momento storico di riappropriazione dal basso della politica e di ritorno al confronto», ha spiegato prima di entrare in sala.

A Bolzano Vendola è stato in vacanza l’inverno scorso con il compagno Eddy Testa, che ieri lo ha accompagnato nel tour «con ritmi disumani» iniziato la mattina alla Fiat di Pomigliano d’Arco e terminato in serata prima a Bolzano e poi a Trento. Hanno riempito l’auditorium «Lucio Battisti» molta Cgil, «soprattutto Fiom», annuisce il segretario Fabio Parrichini, una abbondante delegazione di Pd che non voterà per Vendola ma «volentieri vengo ad ascoltarlo», come Christian Tommasini e Carlo Bassetti (comitato Renzi), insegnanti («lo svilimento di questa professione è una delle tragedie, volute, dell’Italia), Centaurus con il presidente Andreas Unterkircher, militanti storici della sinistra che hanno seguito in tutto o in parte il suo percorso dal Pci a Sel, giovani, Fabio Visentin segretario del Prc (che non lo voterà), Luigi Gallo, assessore del Prc che è un suo supporter dichiarato, il segretario del Psi Alessandro Bertinazzo. «Nichi Vendola non è solo il candidato di Sel», ricorda Guido Margheri. La platea di ieri ne è una fotografia. Si schierano Patrizia Trincanato e Wally Rungger (Verdi) così come il segretario della Cgil Lorenzo Sola («voto per lui al primo turno, poi vedremo al ballottaggio») e Matteo Degli Agostini dell’Idv («è il più vicino a noi»). Vendola parla nel suo stile complesso ed emozionale, per arrivare a dire, semplicemente, che «la sinistra deve tornare a parlare di vita e lavoro, morte e riproduzione, istruzione ed ecologia, che non è una parola buona solo per i convegni della domenica, mentre dal lunedì al sabato c’è l’economia. Diritti. Voglio poter scriver il mio testamento biologico e non sopporto gli acronimi sulle coppie di fatto: Pacs e Dico, per non dire che parli di omosessuali. Preferisco fare una battaglia a viso aperto e magari perderla». La sinistra? «Non è stata sconfitta per il suo massimalismo, è accaduto l’opposto, c’è stato troppo minimalismo, paura di alzare una bandiera. Autonomia è una parola che gli piace molto. In municipio alle 16 Vendola ha incontrato il vicesindaco Klaus Ladinser e il direttivo della fondazione Langer. Ha parlato di allergia «per il nuovo centralismo eterodiretto dai mercati finanziari, che ha cancellato di colpo ogni discussione sul federalismo. Invece proprio in questa terra delicata si capisce quanto sia importante un autonomismo dalle radici profonde».

Se è vissuta come dono, «l’identità è ancora più bella. Non se è la tentazione della piccola patria».Autonomia «è distanza critica e pluralità». Nelle pagine di Langer su ecologia ed economia, «ci sono tracce di futuro». Parla poco di Monti, più del sistema Berlusconi che invece «al futuro ha spaccato la schiena».

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