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BOLZANO. Ha 53 anni e li sente tutti: mostra notevoli segni d’usura; il materiale di costruzione è logorato in più punti tanto che periodicamente bisogna sostituire dei pezzi; capita inoltre che canne e registri si guastino sempre più frequentemente. Questa la diagnosi fatta dall’incaricato della ditta svizzera Metzler che ha “visitato” l’organo maggiore “San Gregorio” del Duomo di Bolzano. Cura consigliata: il restauro. Costo preventivato: un milione e 700 mila euro. Un somma notevole che si sta cercando di mettere insieme.
«Il Comune - spiega Tobias Chizzali, 38 anni, brissinese d’origine e bolzanino d’adozione, organista e direttore musicale del Duomo - ha appena stanziato 250 mila euro; altri fondi - almeno si spera - dovrebbero arrivare dalla Provincia».
Vista l’entità della spesa, avete preso in considerazione anche l’ipotesi di acquistarne uno nuovo?
«C’è stata una commissione che ha valutato diverse proposte assieme a tre esperti. Alla fine si è giunti alla conclusione che l’organo ha un notevole valore storico; è considerato uno strumento di buona fattura ed è testimone di un periodo significativo della storia organistica; inoltre ha un valore affettivo per molte bolzanine e bolzanini che hanno contribuito alla costruzione con generose offerte».
Che caratteristiche ha?
«È dotato di 2.500 canne, 41 registri suddivisi tra tre tastiere e la pedaliera. È opera di uno dei migliori costruttori d’organo del tempo ed è stato preso a modello per altri organi realizzati successivamente in Alto Adige».
Quanto durerà l’intervento?
«L’organo verrà smontato all’inizio dell’estate e trasportato in Svizzera. Il restauro durerà due anni».
E intanto?
«Intanto usiamo l’organo più piccolo che si trova nella navata laterale ed è stato costruito 20 anni fa. Già oggi l’organo storico, che si trova nella cantoria, lo usiamo solo per le occasioni importanti e per i concerti».
Dopo il restauro, cosa cambierà?
«Ci sarà un miglioramento notevole dell’acustica anche perché l’organo, che si trova nella cantoria, verrà spostato in posizione centrale, mentre oggi è a lato del rosone per disposizione, a suo tempo, della Sovrintendenza ai Beni culturali».
Una curiosità: perché ha deciso di diventare organista?
«Vengo da una famiglia di musicisti. Mia moglie Mareike canta nel coro. Sono cresciuto a pane e musica: ho iniziato con il pianoforte, poi ho cominciato a suonare l’organo nel Duomo di Bressanone, mi sono subito appassionato e ho studiato a Vienna. Sono affascinato dalla potenza del suono esaltato dalla maestosità del luogo: il Duomo appunto».
«Il Comune - spiega Tobias Chizzali, 38 anni, brissinese d’origine e bolzanino d’adozione, organista e direttore musicale del Duomo - ha appena stanziato 250 mila euro; altri fondi - almeno si spera - dovrebbero arrivare dalla Provincia».
Vista l’entità della spesa, avete preso in considerazione anche l’ipotesi di acquistarne uno nuovo?
«C’è stata una commissione che ha valutato diverse proposte assieme a tre esperti. Alla fine si è giunti alla conclusione che l’organo ha un notevole valore storico; è considerato uno strumento di buona fattura ed è testimone di un periodo significativo della storia organistica; inoltre ha un valore affettivo per molte bolzanine e bolzanini che hanno contribuito alla costruzione con generose offerte».
Che caratteristiche ha?
«È dotato di 2.500 canne, 41 registri suddivisi tra tre tastiere e la pedaliera. È opera di uno dei migliori costruttori d’organo del tempo ed è stato preso a modello per altri organi realizzati successivamente in Alto Adige».
Quanto durerà l’intervento?
«L’organo verrà smontato all’inizio dell’estate e trasportato in Svizzera. Il restauro durerà due anni».
E intanto?
«Intanto usiamo l’organo più piccolo che si trova nella navata laterale ed è stato costruito 20 anni fa. Già oggi l’organo storico, che si trova nella cantoria, lo usiamo solo per le occasioni importanti e per i concerti».
Dopo il restauro, cosa cambierà?
«Ci sarà un miglioramento notevole dell’acustica anche perché l’organo, che si trova nella cantoria, verrà spostato in posizione centrale, mentre oggi è a lato del rosone per disposizione, a suo tempo, della Sovrintendenza ai Beni culturali».
Una curiosità: perché ha deciso di diventare organista?
«Vengo da una famiglia di musicisti. Mia moglie Mareike canta nel coro. Sono cresciuto a pane e musica: ho iniziato con il pianoforte, poi ho cominciato a suonare l’organo nel Duomo di Bressanone, mi sono subito appassionato e ho studiato a Vienna. Sono affascinato dalla potenza del suono esaltato dalla maestosità del luogo: il Duomo appunto».


