BOLZANO. Quanto è libera l'Università, rettore? «La libertà è la garanzia della nostra sopravvivenza». Ma la Provincia che dice? «Ha tutto l'interesse che lo resti. E a Kompatscher spiego quello che racconto alle aziende: il vostro investimento su di noi avrà valore solo se i nostri studi saranno liberi. Se li condizionate troppo non nascerà l'innovazione e voi ci perderete. E così per la politica: la Lub deve essere suo partner, ma deve esserlo in modo autonomo». Dalla scrivania del rettorato Walter Lorenz guarda il Museion. Prepara il suo discorso per stasera, all'apertura dell'anno accademico. Sarà la sesta volta. Anche l'università è un posto diverso dagli altri, il problema spesso, è farlo sapere... «Conosco l'obiezione - sorride Lorenz - siamo poco dentro la città, non entriamo nel dibattito... Ma non è così semplice. Perché se scendiamo troppo nel provinciale perdiamo in internazionalità, se lo facciamo poco sembra che non riusciamo a dimostrare il nostro valore.
Come se ne esce, rettore?
Puntando sulla qualità e selezionando gli interventi ma entrando poi nel territorio con la nostra ricerca. Dalla disabilità cognitiva alla linguistica, dal sociale all'economia tutti iniziano a comprendere di cosa siamo capaci. E se penso al Polo tecnologico...
Le aziende accusavano la Provincia e in parte voi di voler fare dell'ex Magnesio una cattedrale nel deserto.
E invece proprio per merito della Lub questo pericolo è stato scongiurato. E le stesse aziende hanno cambiato il loro atteggiamento. Perché siamo stati capaci di applicare sui cinque fronti aperti dal Polo, che sono l'innovazione, l'estetica, l'economia, l'informatica e il sociale le competenze delle nostre cinque facoltà.
Prima la Lub non era questa...
E' cresciuta. Si dovevano aprire le facoltà, selezionare le cattedre. Ma il cambiamento decisivo è stato nel 2013. Cambio di governance, sinergie tra le facoltà e contratto sugli obiettivi.
Nel concreto?
Ogni facoltà è autonoma nel definirli e nel perseguirli. Ma alla libertà abbiamo aggiunto la responsabilità. Nel senso che ognuna dovrà rispondere del loro mancato raggiungimento. Così ogni entità accademica si impegna nel concreto, non a parole. Con le parole erano tutti bravi. E questo vale per il settore degli studi ma anche per l'amministrazione.
C'è stato qualche problema quest'estate nel cda. Vice italiano, tedesco, ladino...
E' stata un'occasione per imparare. Soprattutto per la politica. La Provincia fa i nomi ma poi tutti i soggetti in campo devono lavorare per l'autonomia della Lub. Se lo strumento università viene guidato dalla politica non va da nessuna parte, non servirà allo scopo per cui è stato creato. La politica ha logiche che se usate in ateneo sarebbero mortali.
La biblioteca della Lub è intitolata a Durnwalder. Un bell'onore. E con Kompatscher?
Beh, Durnwalder aveva un altro tratto nelle cose... Di Kompatscher posso dire questo: è stato costretto ad affrontare in questo suo primo anno la trappola dei vitalizi, dei costi della politica e degli scandali che ha ereditato rischiando spesso di non poter dimostrare la novità del suo approccio. Che invece è evidente. Almeno per me. Tra le sue competenze ci siamo anche noi. E posso assicurare che la sua attenzione è tutta puntata sulla ricerca, la qualità e la nostra capacità di rinnovarci.
State scalando le classifiche nazionali.
Siamo i primi in molte specialità. Anche in quella di far terminare gli studi ai nostri studenti entro i tempi previsti.
Studenti spesso invisibili...
Così sento dire. Li accusano di non manifestare, di non farsi troppo sentire... Ma un terzo stanno a Bressanone, lontano da qui. Poi devono imparare tre lingue, poi avere conoscenze certificate. Insomma, non resta loro tanto tempo...
Novità per l'anno nuovo?
Avremo la possibilità di finanziare nuove docenze non più con denaro pubblico ma dei privati. A Brunico ci sarà un corso in turismo finanziato da consorzi territoriali e varie ditte. Poi uno sull'energia con lo stesso schema. Ma basta nuove facoltà. Mettiamo in sicurezza quelle che abbiamo.
Soddisfazioni?
A Presule. Ho avuto la certezza che la Lub può fare politica nel senso più alto del termine. Perché proprio in quell'incontro anche con Renzi è stato ribadito il nostro ruolo a livello di relazioni internazionali nel divenire la Lub vero motore dell'Euregio della cultura.

