BOLZANO. «Scappo, devo arrivare in fondo alla Pusteria». E la scheda? «Già fatto. Achammer. E' inutile che stia ad aspettare, vinciamo». Il delegato scende le scale del Kursaal con gli occhi di uno studente che ha appena preso 30 agli esami. Felice? «Lo siamo tutti. Non so quelli delle prime file». Perché? «Perché è finita la ricreazione». Ecco il popolo di Achammer. Il principe Filippo. Quello che esce dal bozzolo e dice rivolto alle ultime file: «Sarò primo inter pares. Il partito siete voi». Hic sunt peones: è la nuova Svp, il popolo dei Bezirke che chiede di rispondere all'antipolitica ma anche di sopravvivere agli errori dei signori delle tessere. I sempre-assessori.
Le sferzate del giovane. Il nuovo Obmann ha 28 anni, ringrazia abbassando la testa come un ragazzo del Realgymnasium ma va giù duro come un tagliaboschi : «Abbiamo fatto errori gravi e dobbiamo riconquistare credibilità», dice dopo aver incassato il 94,43% dei voti, «e non voglio più sentir parlare di ambizioni personali o pressioni delle lobby. Adesso comandate voi». Cioè lui. E Kompatscher. Philipp doveva essere il braccio armato del Landeshauptmann dentro il partito e Arno la mente ma dopo Merano non si capisce più bene chi sia che cosa. Probabilmente saranno interscambiabili. Come Giano bifronte: una faccia per la guerra, l'altra per la pace. Sembrano un corpo solo. L'unica cosa certa è che a Merano non si fanno prigionieri. Theiner sibila il suo discorso d'addio e riceve una standing ovation ma dopo aver detto : «Ho deciso di andare perché non avevo più il sostegno del partito». E il partito applaude. Una liberazione. Vogliono sentire quello che già sanno, ma vogliono sentirlo dire dal palco. Come una catarsi collettiva, un bagno (sperano) purificatore.
Le coltellate. E il vecchio Obmann insiste: «Vedevo tanti che si inchinavano davanti a Durnwalder e a me e poi pensavano di pugnalarmi alle spalle». E giù con citazioni al vetriolo prese direttamente dal suo diario di segretario nella tormenta: pressioni dei gruppi di potere, condizionamenti dei media, drammatici errori di valutazione a proposito dei vitalizi, comportamenti da galera nella vicenda Sel. Da chiedersi: siamo al congresso della Svp o a quello dei Verdi? I quali Verdi erano a due passi, in Corso Libertà (accanto all'agitatore autonomo Kofler che aveva uno striscione «ricordatevi di restituire le pensioni») per presentare Oktavia Brugger. Achammer? «Una foglia di fico», dice Dello Sbarba, «perché i gruppi di potere, dai contadini all'economia, sentono la terra mancare sotto i piedi». Il principe Philipp e il Kaiser Arno sono la prima coppia Svp non espressione delle lobby. Non vengono né dai contadini, né dall'economia, tantomeno sono Arbeitnehmer. Uno status da cui si avanza in due modi: o sempre più soli o sempre più forti.
Gli equilibri. Un esperto nella gestione degli equilibri come Michl Ebner ammette: «Temevo che il fatto di non rappresentare nessun gruppo potesse far male a loro e al partito. Ora devo ricredermi. Penso alle difficoltà di fare asse per coppie come Brugger e Durnwalder, o lo stesso Theiner. I due di oggi non corrono questi pericoli». Passa uno dei primi «giovani» del partito, l'ex ragazzo del Lido Pichler Rolle: «Bene, come sempre la Svp nei momenti di difficoltà trova le energie per rialzarsi». E lei, rimpianti? «Uno solo: quando stavo nelle stanze del partito non ho mai avvertito questa unità». Achammer il rottamatore. La fiamma ossidrica della scuderia Kompatscher. Ma in questa Svp che compie una drammatica autocritica e con una piroetta prova a rimettersi in linea di volo, di pre-rottamatori che hanno aperto la strada ce ne sono ancora. Uno è Arnold Schuler. Sta al bar ed è senza cravatta. Come Achammer e molti dei suoi: «Solo facciata? Signori, questo è un rinnovamento sostanziale. Al confronto io sono un dilettante. E' un passaggio decisivo per noi. E la novità è che i nostri gruppi di pressione tradizionali non fanno resistenza. Tutti hanno interesse a far sopravvivere il partito dopo quello che è accaduto». E' questa la chiave. Un passo indietro per non morire. «Temevo che il partito potesse crollare» aveva appena scandito Theiner.
I protagonisti. E il partito prova a tener dentro tutto e tutti senza fare volare ancora troppi stracci. E tiene Siegfried Brugger a presiedere il congresso, offre una plaudente giubilazione a Widmann e alla potente Martha Stocker, Brandstätter e Zeller stanno nelle primissime file, come Mussner, Durni è stretto al fianco di Kompatscher e a due passi da Achammer, Theiner è spalla a spalla col giovanissimo ministro degli esteri austriaco Kurz. Il popolo si guarda intorno per vedere se si sono fatti vivi anche i consiglieri dei vitalizi d'oro. Non c'è Pahl, ma c'è la Kasslatter Mur: «Non mi faccia parlare della pensione. Ho già dato. Dico solo che dopo 20 anni di Svp voglio contribuire al rinnovamento secondo la linea tracciata da Achammer. Kompatscher ha insistito: «Sì a Renzi e alla Vollautonomie. Altre prospettive sono fuori dal tempo». E Durnwalder? «Parlo tra qualche tempo. Non ho lasciato debiti, solo programmi. E auguro a Achammer di farcela».
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