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BOLZANO. La Procura della Repubblica si appresta a contestare al matricida di San Lorenzo di Sebato l’aggravante dei futili motivi che dovrebbe dunque aggiungersi alle altre due aggravanti già individuate, cioè l’aver assassinato un ascendente diretto (la madre) e aver agito con particolare crudeltà. Secondo gli inquirenti non tutto sarebbe stato ancora perfettamente ricostruito sulla dinamica dell’omicidio. Si tratta di particolari che il sostituto procuratore Luisa Mosna considera molto importanti. Uno dei tasselli mancanti gli inquirenti intendono ottenerlo grazie all’indicazione dell’orario presunto della morte di Irma Denicolò. Non c’è certezza sul comportamento dell’imbianchino con vena artistica nei momenti successivi al delitto. L’unico punto di riferimento temporale certo, nell’inchiesta, per il momento è costituito dall’orario in cui al centralino dei carabinieri giunse la telefonata di Cleto Tolpeit, segnalando quanto avvenuto. La telefonata è delle 18.06 ed è stata interamente registrata, come abitualmente accade, per le chiamate di emergenza. Il matricida, però, non sarebbe stato agitato. E questo è un particolare che autorizza il pubblico ministero a ipotizzare che l’uomo non abbia agito completamente fuori di sè trasportato da un raptus di follia che potrebbe averlo “scollegato” per alcuni terribili secondi dalla realtà. Il magistrato sembra invece convinto che l’uomo, dopo aver massacarato la mamma, si sia preso almeno una decina di minuti per decidere le successive mosse. In altre parole Cleto Tolpeit avrebbe dimostrato una certa freddezza nel calcolare eventuali vie di fuga (sopra l’appartamento del delitto vive il fratello e al terzo piano il nipote) e nel considerare più “conveniente” chiamare semplicemente i carabinieri. Ad avvalorare questa tesi c’è il sospetto che il matricida abbia spostato il corpo martoriato della madre (con ancora il coltello infilzato nel viso e nel collo) posizionandolo sul pavimento della cucina in una posizione definita innaturale. I tempi dell’inchiesta si annunciano comunque abbastanza rapidi. Come annunciato, Procura e difesa intendono chiedere entro pochi giorni di disporre con incidente probatorio una perizia psichiatrica sull’imputato. L’avvocato difensore Flavio Moccia propende per ritenere che un ruolo l’abbia giocato l’esaurimento nervoso che il suo assistito riteneva di aver superato e vinto.
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